Torino, l’ex ultrà Raffaello Bucci era un infiltrato dei servizi segreti?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:32

Raffaello Bucci, l’ex ultrà della Juve suicidatosi lo scorso luglio, era probabilmente un infiltrato dei servizi segreti. Ad affermarlo ai pm torinesi Monica Abbatecola e Paolo Toso, nel settembre scorso, è stato un dipendente dell’Agenzia informazioni e sicurezza esterna messo a disposizione dei magistrati dai suoi dirigenti della Presidenza del Consiglio due giorni dopo il suicidio.

“Avevo un rapporto fiduciario con lui, stante il mio impegno in Aise, dal 2010 al giugno 2015, anche se mantenne i miei recapiti”, ha spiegato il dipendente.

Bucci fu sentito dai magistrati l’ultima volta il 6 luglio in merito all’indagine sulle infiltrazioni malavitose nella curva juventina. L’ex ultrà uscì da quel colloquio “molto turbato”, come riferito dai suoi colleghi della Juve e come riconosciuto dallo stesso agente segreto che, in quei giorni, era stato contattato dall’ex ultrà preoccupato proprio per l’inchiesta. “Con Bucci avevo un rapporto senza intermediari relativo all’infiltrazione di frange eversive e di estrema destra nelle curve – spiega l’agente segreto ai pm – Ma lui mi raccontò delle cose da cui nel 2013 nacque un appunto trasmesso ai carabinieri sul gruppo dei Gobbi, su cui ci sarebbe stato interesse della famiglia Ursini”.

Quindi Bucci potrebbe aver ipotizzato il legame tra ultrà e ndrangheta già nel 2013. Pare che Bucci avrebbe dovuto recarsi nella Questura di Torino per il consueto appuntamento il giorno del suicidio, ma in realtà aveva già deciso di togliersi la vita gettandosi nel viadotto di Fossano.