Strage di Portella della Ginestra, 70 anni dopo per non dimenticare

Oggi ricorre il settantesimo anniversario dalla strage di Portella della Ginestra, in provincia di Palermo, dove, proprio nella giornata dei lavoratori, una banda criminale guidata da Salvatore Giuliano uccise oltre 30 persone.

Il 1º maggio 1947, circa duemila lavoratori della zona di Piana degli Albanesi si riunirono in località Portella della Ginestra, per manifestare contro il latifondismo; improvvisamente dal monte Pelavet partirono sulla folla in festa numerose raffiche di mitra che uccisero 11 persone, tra cui 3 bambini, e ne ferirono 27, dei quali alcuni morirono in seguito per le ferite riportate.

Durante il mese successivo vi furono diversi attentati contro le sedi del PCI in svariati comuni della Sicilia occidentale, nelle quali vennero ritrovati alcuno volantini dello stesso Giuliano che incitava il popolo alla ribellione contro il comunismo. Solo quattro mesi più tardi si ebbe la conferma che la strage di Portella della Ginestra e i vari attentati erano riconducibili alla banda criminale di Salvatore Giuliano.

Vi furono due ipotesi sul movente della strage: in un primo momento l’Assemblea Costituente dichiarò che dietro all’episodio non vi era alcuna finalità politica o terroristica, ma che doveva essere considerato un fatto circoscritto. La seconda ipotesi invece, asseriva che Salvatore Giuliano fu solo l’esecutore materiale della strage ma che dietro quel gesto vi era un preciso messaggio politico all’indomani della vittoria del Blocco del Popolo alle elezioni regionali da parte della mafia.

Mario Barba