Morto Valentino Parlato: addio ad uno dei fondatori de “Il Manifesto”

E’ morto Valentino Parlato, uno dei padri fondatori del quotidiano comunista Il Manifesto. Figura emblematica del giornalismo italiano del novecento, la sua vita ha attraversato scenari e compagini politiche fra le più varie e complesse.

Nato a Tripoli nel 1931, Parlato venne espulso quello che era all’epoca il Protettorato inglese nell’anno 1951. Raccontava in merito il giornalista: “Ero studente in Legge: se fossi sfuggito a questa prima ondata sarei diventato un avvocato tripolino e quando Gheddafi m’avrebbe cacciato, nel 1979, insieme a tutti gli altri, mi sarei ritrovato in Italia, a quasi cinquant’anni, senz’arte né parte. Sarei finito a fare l’avvocaticchio per una compagnia d’assicurazione ad Agrigento, a Catania. Un incubo. L’ho veramente scampata bella”.

Approdato in Italia, Parlato conobbe negli anni cinquanta due donne che cambieranno la sua vita: Luciana Castellina e Rossana Rossanda. Con loro fonderà il giornale destinato a cambiare il contenuto del giornalismo italiano. Il primo numero de Il Manifesto vendette 30mila copie per un costo di 50 lire a copia.

Il 24 novembre è messo alla porta dal Pci a causa della prima pagina con la quale il giornale darà l’annuncio dell’invasione della Cecoslovacchia da parte dell’Unione Sovietica: “Praga è sola”, aveva titolato il (non ancora) quotidiano condannando pubblicamente l’accaduto. L’uscita giornaliera de Il Manifesto arriverà solo il 28 aprile 1971.

Parlato, sposato due volte e padre di tre figli, ha dichiarato in una delle sue ultime interviste: “”Siamo in una fase di passaggio, le forze di produzione sono cambiate ma non sappiamo come analizzarli; il lavoro umano è diventato meno importante di una volta; servirebbe una rielaborazione del pensiero, ma la sinistra ragiona come se il passato fosse ancora presente. E’ in crisi la speranza, mio nipote che ha 9 anni e so già che avrà meno possibilità di quelli della mia generazione. Non si può non essere pessimisti”. E’ pensando a queste frasi che oggi, l’Italia, saluta il comunista eretico che non accettò il bavaglio del partito.

Giuseppe Caretta