Caso Yara Gambirasio, smentita l’esistenza di una prova a favore del presunto omicida Massimo Bossetti

 

 

 

 

L’intricata vicenda dell’omicidio della piccola Yara Gambirasio ruota sempre più intorno alla complessa vicenda familiare del presunto omicida, Massimo Bossetti. Da quel novembre 2010, mese in cui la ragazzina venne uccisa per poi essere ritrovata cadavere soltanto mesi dopo, le difficilissime indagini volte alla ricerca del colpevole si sono basate sulle indagini scientifiche realizzate sul DNA dell’aggressore rinvenuto sugli slip che indossava Yara al momento dell’aggressione. Grazie a svariate comparazioni di materiale genetico si è risaliti proprio al DNA del defunto Giuseppe Guarinoni e, di conseguenza, a Massimo Bossetti, che in questa maniera ha scoperto di essere figlio di Guarinoni e non del marito della madre, che aveva sempre creduto essere il suo vero padre biologico.

Negli ultimi giorni si è iniziato a pensare che Bossetti, il quale si trova in carcere ormai da tre anni (2014) e che sarebbe stato inchiodato anche attraverso altre prove ed incongruenze riscontrate nelle sue dichiarazioni a carattere difensivo, potesse essere innocente ed ingiustamente detenuto. Secondo un’intercettazione risalente al 2012, un discorso avvenuto tra Laura Poli (vedova Guerinoni) e sua figlia Laura avrebbe fatto emergere la possibilità dell’esistenza di altri figli illegittimi di Guerinoni. Da qui si è aperto lo spiraglio che ha fatto pensare che l’assassino di Yara sia un altro figlio di Guerinoni e non nello specifico Massimo Bossetti. La questione si è però definitivamente chiusa con la sicurezza, da parte degli inquirenti, che Guerinoni non abbia mai fatto la donazione di liquido seminale di cui si parlava in quella intercettazione: Laura avrebbe fatto una battuta ironica in ricordo dell’estremo amore per le donne del padre Guerinoni.

Maria Mento