Chiude l’albergo che sfamava i terremotati: il Governo non ha pagato il conto

Il ristorante ‘Il Vecchio Mulino’ di Pieve Torina, uno dei paesini coinvolti nel terribile sisma del Centro Italia del 30 ottobre 2016, aveva resistito a lungo. Il ristorante, gestito da 26 anni assieme alla madre ed alla sorella, era rimasto aperto quando intorno a lui non c’erano altro che macerie, fango, neve, disperazione. E per tutti questi mesi il locale ha continuato a lavorare, per dar da mangiare ai soccorritori, volontari e non, che hanno lavorato duramente in un inverno di freddo e neve per cercare di non far crollare la speranza.

Silvia Fronzi, la titolare, commenta così quei ricordi: “Sono stata fortunata, la casa era agibile, anche il ristorante. Abbiamo scelto di tenere aperto e continuare a lavorare. Se non l’avessimo fatto dove avrebbero mangiato i soccorritori?”. “Dovevamo servire 200 pasti al giorno e non siamo mai venuti meno al nostro impegno, nemmeno durante le feste” ha detto al quotidiano La Stampa Silvia.

Ma ora anche per loro è arrivato il momento di capitolare. Non per il terremoto, non per il duro lavoro, ma perché lo Stato non ha più erogato gli assegni che avrebbe dovuto.
“Da dicembre non riceviamo nulla. Siamo arrivati a circa 150 mila euro di credito con lo Stato. Abbiamo retto finora grazie ai un mutuo che devo restituire alla banca e alla buona volontà dei fornitori ma tra qualche giorno inizieranno a non portarmi più la merce, dovrò chiudere”. Anche alcuni politici (Beatrice Brignone di Possibile) si sono schierati a fianco del ristorante. “Il caso di Pieve Torina non è isolato purtroppo e molte persone non hanno nemmeno più la forza di reclamare un proprio diritto” ha commentato la donna.