I migranti chiedono aiuto, l’Italia li ignora e li lascia morire

L’11 ottobre del 2013 un barcone pieno di migranti provenienti dalla Libia è affondato a largo delle nostre coste causando la morte di 268 persone tra cui 60 bambini. Si è trattato di una tragedia immane su cui indagano da 3 anni e mezzo diverse procure per capire per quale motivo la nave Libra, pattugliatore della Marina Italiana distante poco più di un’ora e mezza di navigazione dall’imbarcazione che stava affondando, non sia intervenuta in soccorso dei migranti.

La motivazione potrebbe essere stata suggerita da un audio pubblicato questa mattina da ‘L’Espresso‘ in cui si sentono le richieste d’aiuto del comandante della nave alla Capitaneria di Porto di Roma e le urla strazianti dei naufraghi. Queste chiamate, infatti, non hanno ricevuto alcuna risposta dalla sala di comando ed è ormai molto probabile che l’aiuto ai naufraghi sia stato negato di proposito.

Il barcone partito da Zuwara ha cominciato ad imbarcare acqua a 10 miglia dalla costa italiana, la distanza era troppa per essere percorsa a nuoto ed i migranti hanno cominciato a mandare richieste d’aiuto a chiunque. In quelle terribili cinque ore di agonia la capitaneria di Malta ha chiamato ripetutamente quella italiana per chiedere che venissero date istruzioni alla nave Libra per salvare il maggior numero di vite possibili, ma anche in questo caso nessuna risposta.

Sembra proprio che la marina italiana si sia lavata le mani ed abbia lasciato a Malta (distante 118 miglia dalla nave naufragata) l’onere di soccorrere i migranti, una decisione che di fatto ha segnato la morte di quasi 300 persone. Venire a conoscenza di un simile retroscena non può che fare raggelare il sangue, a maggior ragione quando quasi ogni giorno muoiono esseri umani a largo delle nostre coste (circa 200 i migranti morti negli ultimi due giorni), possibile che una simile tragedia debba rimanere impunita?