Trump arma i curdi contro l’Isis scatenando l’ira della Turchia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:58

Continua il dispiegamento di forze ed armamenti degli Stati Uniti nei fronti di guerra aperta ed in scenari di possibili conflitti: dopo l’invio di truppe e imbarcazioni in direzione Pyongyang, Donald Trump ha dato mandato al Pentagono affinché vengano rifornite di armi le truppe curde presenti in Siria, considerate il più valido alleato per la lotta all’Isis e per l’imminente assalto alla roccaforte dello Stato Islamico a Raqqa. La decisione dell’amministrazione Trump non è piaciuta alla Turchia (alleato Nato) che reputa i militanti dell’YPG alla stregua di un’organizzazione terroristica che può minacciare i propri confini territoriali.

La decisione di mandare armamenti alle truppe curde non è stata presa nelle ultime ore, sembra che il dibattito sia aperto da tempo e che il Pentagono spingesse per questa soluzione già durante l’amministrazione Obama. I vertici militari Usa, infatti, ritengono le truppe curde i migliori alleati disponibili in terra siriana e sono convinti che con i nuovi armamenti (armi leggere, armi pesanti e mezzi blindati) possano essere in grado di effettuare un affondo decisivo per la conquista di Raqqa. La decisione degli Stati Uniti è stata approvata anche dal SDF (Syrian Democratic Forces), le truppe siriane hanno potuto valutare sul campo il valore militare dei curdi e li ritengono dei potenti alleati.

Differente la posizione della Turchia che, non appena appresa la mossa degli alleati, ha inviato degli emissari a Washington per un incontro a porte chiuse che la stampa americana ha definito “Teso”. La preoccupazione di Erdogan è che l’YPG possa prendere vigore dopo l’offensiva a Raqqa e cercare di destabilizzare la Turchia, quindi cercherà di fare invertire rotta agli alleati durante l’incontro alla Casa Bianca previsto per metà mese. Nel contempo, però, il Pentagono ha bypassato le preoccupazioni turche e preso la decisione che ritiene opportuna per abbattere l’Isis in Siria, assicurando agli alleati che questo non implicherà un problema per la loro sicurezza.

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