Iran, elezioni presidenziali: Rouhani riconfermato, vince l’ala riformista

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:35

L’Iran sceglie ancora Hassan Rouhani. Con un’affluenza pari al 70 per cento degli elettori (gli aventi diritto sono 56 milioni), il gigante persiano viene fuori da una sentita campagna elettorale nella quale si sono confrontati due sfidanti, (sui 4 rimasti in gara), che rappresentavano per certi versi due differenti visioni del mondo.

Da un lato, infatti, c’era il presidente uscente, dietro le cui fila si sono asserragliate le frange moderate, liberali e riformiste del Paese, assieme alle élite benestanti, ai professionisti e a quei segmenti della società più propensi ad un’apertura verso l’occidente. Dall’altro c’era Ebrahim Raisi, 56 anni, religioso come Rouhani. Per lui hanno votato il 38,5 per cento degli elettori (15,8 milioni di cittadini). Al suo seguito, oltre alla guida suprema ayatollah Alì Khamenei, le gerarchie conservatrici del clero, la milizia dei Basiji e, soprattutto, milioni di cittadini delle classi povere. I diseredati erano tutti per lui, convinti da una campagna elettorale che ha fatto molto leva sui temi dell’economia e dell’iniquità dell’attuale società iraniana.

Dall’account Instagram del presidente erano partiti i primi scatti che testimoniavano della sua vittoria. Mohamad Khatami, l’ex presidente, era infatti stato immortalato mentre faceva il segno “V” della vittoria: “La speranza ha prevalso sull’isolamento”, aveva scritto in calce. Nella notte, il capo dello staff di Rouhani, Hamid Abotalebi, aveva twittato la notizia della vittoria del suo presidente. E’ stato poi lo stesso ministro dell’Interno, Abdolreza Rahmanifazli, a confermare l’esito delle votazioni parlando dagli studi della tv di Stato. Adesso, il compito di Rouhani sarà quello di tentare di ricucire lo strappo che è emerso all’interno della società iraniana nel corso di queste consultazioni. Un compito non facile, dall’esito tutt’altro che scontato.

Giuseppe Caretta