Mattarella al plenum straordinario del CSM: “La celebrazione del 25ennio della strage di Capaci non deve essere un rituale”

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha aperto con un suo intervento il plenum straordinario del Csm, in occasione del ricordo dei 25 anni che sono trascorsi dalla strage mafiosa di Capaci, in cui persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini delle scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo. Il Capo dello Stato ha tenuto a precisare e sottolineare che la celebrazione di questa tragica ricorrenza “non è rituale e non deve esserlo” e che per continuare la lotta delle istituzioni contro la mafia bisogna riprendere “lo spirito e i criteri dell’impegno di Giovanni Falcone”.

Tra le tante parole pronunciate, è significativo come Mattarella abbia messo l’accento sull’importanza della figura di Giovanni Falcone come punto di riferimento per tutti coloro che in Italia e all’estero coltivino il valore della legalità e della civile convivenza. “Come interprete e capofila di queste energie migliori lui ha svolto con coraggio e determinazione la sua opera, poiché era convinto che perché una società vada bene basta che ognuno faccia il suo dovere. Per questo motivo ha affrontato pericoli di cui conosceva la gravità, per riaffermare la dignità del suo ruolo di magistrato”: questo un piccolo estratto del suo discorso.

Sono importanti e forti le parole di Sergio Mattarella, il quale non è solo il Presidente degli italiani e non è stato soltanto un uomo di legge: Mattarella è, prima di tutto, un uomo che nel suo privato è stato colpito dalla mafia. Il 6 gennaio del 1980 suo fratello, Piersanti Mattarella, fu ucciso a Palermo, con otto colpi d’arma da fuoco che lo raggiunsero mentre era a bordo della sua berlina nera. La scena è diventata famosissima perché immortalata da una fotografia che ritrae Piersanti, colpito a morte ma ancora vivo, che viene disperatamente tirato fuori dalla macchina proprio dal fratello Sergio e dalla moglie Irma. Il ricordo del Presidente Mattarella è, quindi, sicuramente più accorato e commosso rispetto a quanto possa essere il ricordo di chi il fenomeno mafia non l’ha vissuto sulla propria pelle.

Maria Mento