Pasolini e l’ultima cena. Titolare osteria: “Era nervoso, gli dissi di lasciare perdere”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:27

Aldo Bravi è il patron dell’osteria Pommidoro. Con il trascorrere del tempo, il suo nome, il suo locale, sono lentamente scivolati nell’oblio e nessuno, più, si cura di andare a mangiare dove un tempo sedevano i grandi. E’ una trattoria di quelle di una volta, alla buona, dove dentro ci si ritrova ancora quell’aroma di borgata oggi del tutto dimenticato dalla modernità luccicante.

Eppure, qui sedeva molte sere Pierpaolo Pasolini. Come testimonia una targa all’ingresso della trattoria, nella quale svetta un assegno da undici mila lire, della cassa di Risparmio di Roma, agenzia 13, via Giacinto Carini, 58/b, senza data di emissione. In calce, la firma di Pasolini stesso. In quella targa ci sono impressi gli ultimi attimi prima della maledetta notte del suo omicidio al lido di Ostia. Era proprio alla trattoria Prommidoro, con Ninetto Davoli, a mangiare uno dei suoi piatti preferiti: costata di vitellone e insalata. Poi, dopo aver firmato quell’assegno, Pasolino partì alla volta di Ostia, dove lo attendeva Pelosi. Una storia da parrucchieri, come cantava De Andrè.

E di quella notte, oltre al suddetto assegno, resta la testimonianza di patron Bravi, che di Pasolini era intimo conoscitore: “Sì, Pier Paolo era strano, si vedeva dai suoi occhi”, conferma ancora. Ma io mi ricordo che gli continuavo a dire: Pierpa’ lascia perdere questa storia del petrolio, quelli sono troppo potenti e tu non sei nessuno. E lui mi rispondeva: debbo andare avanti, non mi fermo, è un problema di verità. Era un suo chiodo costante. E io gli replicavo ridendo: verità, verità, ma tu sei fissato. Se uno mette le corna alla moglie mica glielo deve andare a dire di corsa per amore della verità. E lui che era sempre serissimo scoppiava a ridere “.

Poi, soggiunge: “la morte. E quell’ incubo per me durato un mese: giorno e notte una macchina con cinque persone a bordo stazionò sotto casa mia, non dicevano nulla, mi guardavano e io tremavo. Poi sparirono inghiottiti dal mistero della fine di Pasolini. E io per quasi 40 anni ad aspettare che qualcuno mi chiedesse qualcosa di quella sera maledetta…”

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