Blue Whale, Matteo Viviani: “Le interviste erano fasulle”

Il giorno dopo il servizio de ‘Le Iene‘ sul “Gioco del suicidio“, in Italia non si è parlato d’altro che della presunta diffusione nel nostro territorio del Blue Whale. Nel servizio in questione, curato da Matteo Viviani, venivano intervistate delle mamme russe che parlavano della scomparsa dei loro figli, le donne spiegavano che i ragazzi entravano in contatto con dei soggetti che li spingevano ad affrontare una serie di prove (50 in tutto) che culminavano con il suicidio.

La forza di quei racconti e di quelle immagini hanno scosso milioni di italiani, che il giorno dopo hanno cominciato ad informarsi sul gioco temendo che i propri figli potessero essere incappati nella trappola. Nelle settimane successive siamo stati subissati di notizie vere o presunte di ragazzi che avevano partecipato al Blue Whale e da servizi in cui esperti invitavano alla prudenza ed al controllo.

Il paradosso di questa atmosfera di allerta è che il servizio de ‘Le Iene‘ era basato su interviste fasulle. Ad ammetterlo è stato lo stesso Matteo Viviani in un intervista rilasciata a Selvaggia Lucarelli per il ‘Fatto Quotidiano’: “Me li ha girati una tv russa su una chiavetta e ammetto la leggerezza nel non aver fatto tutte le verifiche, ma erano comunque esplicativi di quello di cui parlava il servizio”.

Possibile dunque che il proliferare di casi successivo al servizio di Viviani sia dovuto a spirito di emulazione? La Iena si difende da questa accusa evidenziando come qualche giorno dopo il servizio: “La polizia ha salvato una ragazzina che era quasi al cinquantesimo (e ultimo) giorno del gioco, quindi aveva iniziato prima della puntata”.