Nuove stragi di civili iracheni, parla ancora il fotografo Ali Arkady: stavolta ci sono i video delle esecuzioni

 

 

 

 

 

 

 

Dopo quanto rivelato dal fotografo freelance Ali Arkady sulla morte di due fratelli che sarebbero stati torturati ed uccisi dalle forze governative dopo essere fuggiti da Mosul e da un quartiere posto sotto il controllo dell’Isis, arrivano nuove rivelazioni dello stesso Arkady su altre morti cruente che hanno colpito altri civili iracheni. Arkady ha rivelato questi truci scenari nel corso di un’intervista rilasciata ai microfoni dell’emittente RT.

Questa volta sarebbe toccato ad un dipendente di una struttura ospedaliera, giustiziato con dei colpi d’arma da fuoco perché sospettato dai soldati di volerli far cadere in una trappola organizzata dall’Isis. Ci sarebbero anche dei brevi filmati registrati con uno smartphone a dare sostanza e veridicità alla testimonianza di Arkady; in uno di essi, della durata di soli 12 secondi, si vede un uomo con le mani legate, ripreso di spalle mentre tenta di sfuggire ai suo carnefici. Questi lo freddano, sparandogli, e tutto è accaduto in pieno  giorno. L’uomo, un civile iracheno non identificato, sarebbe stato ucciso il 12dicembre del 2016, momento in cui è stato registrato il video dalle forze dell’Emergency Response Division

Per mesi, ha raccontatolo stesso fotografo, Arkady si è occupato di seguire alcuni membri che fanno parte del corpo dell’ERD e di documentare le atrocità da loro commesse. In particolare, l’uomo si è occupato dell’operato del capitano Omar Nizar e del sergente Haidar. I due uomini hanno registrato il video dell’uccisione e, tornati alla base, lo hanno condiviso con Arkady ed altri due giornalisti presenti come se nulla fosse, rivelando di aver usato l’uomo nel tentativo di avere da lui delle informazioni. Haidar ha sparato per primo, sganciando sull’uomo dai sei ai nove proiettili, e poi Nizar ha concluso l’opera sparandogli tre volte.

Arkady ha voluto sottolineare come i due ufficiali non si siano fatti molti scrupoli a sparare contro un uomo indifeso e che coloro che vedeva prima come degli eroi gli hanno invece mostrato il loro lato crudele. Il fotografo è stato a contatto con loro per mesi ed è riuscito, infine, ad ottenere il loro permesso per poter documentare anche i loro atti più estremi.

Maria Mento