Denunciò il marito dodici volte prima di essere uccisa: Procura condannata

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:20

Lo denunciò ben dodici volte. Ma non è bastato. Alla procura di Caltagirone, Marianna Manduca aveva raccontato delle continue minacce del marito, compresa l’ultima, avvenuta con un coltello. “Aiutatemi”, aveva detto la donna alle forze dell’ordine, che non sapeva più come fare.

Ma Marianna non ha ricevuto nessun aiuto: il 4 ottobre 2007, a Palagonia, il marito Saverio Nolfo l’ha uccisa con sei coltellate al petto e all’addome. Dodici denunce inascoltate, culminate con la tragica fine della donna.

Per questo la Procura di Caltagirone è stata condannata oggi da tre giudici messinesi, due donne e un uomo, della Corte d’appello di Messina. Si tratta della presidente Caterina Mangano, Giovanna Bisignano e Mauro Mirenna, che hanno riconosciuto il danno patrimoniale condannando la Presidenza del consiglio dei ministri al risarcimento di 250 mila euro, e riconoscendo l’inerzia dei magistrati dopo una lunga trafila giudiziaria.

E’ stato il cugino della donna assassinata, Carmelo Calì, ad avviare, 5 anni fa, l’azione legale nei confronti della Procura. Sempre Calì ha assunto l’adozione dei tre figli maschi di Marianna Manduca, che all’epoca dei fatti aveva solo 35 anni, mentre il marito ne aveva 37.

Saverio Nolfo si trova adesso rinchiuso in carcere, dove sconta la pena di vent’anni per l’omicidio di Marianna Manduca.

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