Testamento Marco Prato: “Fate festa, donate i miei organi e mettetemi lo smalto rosso”

Marco Prato, il giovane accusato di aver ucciso e torturato l’amico Luca Varani assieme al complice Marco Foffo (condannato a 30 anni col rito abbreviato), si è tolto la vita nel carcere di Velletri nella notte tra lunedì e martedì. Accanto al suo corpo è stato trovato un biglietto nel quale dava ragione del suo gesto.

Un anno prima di questo tragico epilogo, però, esattamente nella camera numero 65 dell’Hotel San Giusto a Piazza Bologna, dove Marco Prato venne trovato dagli agenti ed arrestato per l’atroce omicidio, aveva già pensato di compiere il gesto estremo. Lo rivela oggi la divulgazione di un “testamento” che gli fu trovato addosso quella terribile notte. Su quel foglio spiegazzato e liso, Prato aveva elencato undici punti ai quali i suoi cari avrebbero dovuto attenersi dopo la sua morte. ” Fate festa per il mio funerale, anche se vorrei cerimonia laica, fiori, canzoni di Dalida, bei (sottolineato due volte) ricordi: una festa! Dovete divertirvi!!”, diceva al punto uno.

“Chiama Private & Friends, il centro capelli a piazza Mazzini per rigenerarmi la chioma prima di cremarmi. Mettetemi la cravatta rossa, donate i miei organi, lasciatemi lo smalto rosso alle mani. Mi sono sempre divertito di più ad essere una donna”, il punto due. E poi ancora: “Organizzate sempre, una volta alla settimana o al mese, una cena o un pranzo con tutti i miei cari amici e amiche che ho amato tanto. Fate sempre festa, sentitevi Dalida ogni tanto. Mettete “Ciao amore ciao” quando avete finito la festa per me e ricordatevi tutti insieme i miei sorrisi più belli”.

La richiesta del punto 6, però, suona fra tutte come quella più misteriosa ed ambigua: “Buttate il mio telefono e distruggetelo insieme ai due computer, nascondendo i miei lati brutti. Tenete alto il mio nome e il ricordo, nonostante quel che si dica. Non indagate sui miei risvolti torbidi, non sono belli.”

G.c.