Caso De Luca: cadono le accuse d’istigazione al voto di scambio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:44

Il processo ai danni di Vincenzo De Luca, accusato d istigazione al voto di scambio, probabilmente non avrà mai inizio, oggi infatti il pm del Tribunale di Napoli Stefania Buda ha chiesto l’archiviazione del caso e se verrà accolta (difficile che avvenga il contrario) le accuse contro il governatore decadranno. Eppure quelle frasi pronunciate all’interno dell’Hotel Ramada il giorno prima del voto per il referendum che ha sancito la caduta del governo Renzi aveva scatenato dure proteste e reprimende da parte sia degli avversari politici che dei cittadini, questi ultimi infuriati per un modus operandi che ricorda molto quel sistema clientelare e viziato dal quale si cerca di fuggire da tempo.

Le frasi incriminare di De Luca erano rivolte ad uno degli amministratori locali del PD, l’ex sindaco di Agropoli Franco Alfieri. I due discutevano delle possibilità del passaggio del referendum, con qualcuno che avanzava l’ipotesi di un possibile fallimento (nel periodo pre referendum tutta Italia remava contro la proposta di Renzi), ma De Luca non era d’accordo e proponeva ad Alfieri di cercare degli stratagemmi affinché almeno la metà dei suoi concittadini votasse per il sì: “Li voglio vedere in blocco, armati, con le bandiere andare alle urne a votare il Sì“.

Fino a questo punto nulla da recriminare, ma poi il governatore della Regione Campania ha aggiunto la frase dello scandalo, quella che ha portato all’accusa d’istigazione al voto di scambio: “Franco, vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come cazzo vuoi tu, ma non venire qui con un voto in meno di quelli che hai promesso“. Le frasi successive fanno comprendere come la voglia di De Luca di favorire il governo Renzi, fosse legata ad un miglioramento del rapporto tra lo stato centrale e la Campania che, grazie a Renzi, aveva ottenuto finanziamenti utili al miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini.

F.S.

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