Caso Yara, i legali di Bossetti: “La foto satellitare cambierà l’esito del primo processo”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:08

Nei mesi scorsi, prima che iniziasse il processo di secondo grado ai danni di Massimo Bossetti, condannato in primo grado per l’uccisione di Yara Gambirasio, gli avvocati difensori del muratore avevano attirato sull’imminente processo l’attenzione dei media con prove indiziarie tese a dimostrare che il corpo della ragazzina era stato portato nel luogo del ritrovamento successivamente all’uccisione: le prove di cui parlavano era una perizia dei RIS in cui veniva scritto che il corpo non poteva trovarsi in quelle condizioni se fosse stato lì da mesi e tracce ematiche sui calzini della vittima che non provenivano da alcuna ferita (prova che dimostra come la ragazza fosse stata vestita dopo l’omicidio).

Al termine della prima udienza Bossetti, che ha sempre negato il suo coinvolgimento nella vicenda, ha dichiarato di essere fiducioso. Al suo cliente si accoda anche il legale difensore, Claudio Salvagni, il quale fa notare come la procura nasconda volutamente l’immagine satellitare del luogo del ritrovamento richiesta dalla difesa: “Che la procura giochi un po’ a nascondino risulta fuori discussione. Andrebbe chiesto a lei come mai non ci ha messo a disposizione tutti gli atti. Non è un derby, il pm deve trovare, insieme agli avvocati difensori, le verità processuali. Per noi è importantissima questa foto”.

Secondo i legali della difesa nella foto in questione ci sarebbe la dimostrazione che il corpo di Yara non era presente il mese prima del ritrovamento. Salvagni dice che il suo collaboratore ha trovato una copia di questa foto, la quale unita alle affermazioni di Peter Gill (padre della genetica forense) secondo il quale: “Bisogna valutare che quella traccia, di quella purezza, non può resistere all’aperto per più di cinque o sei settimane“, basterebbero a dimostrare la tesi della difesa. Insomma le due prove congiunte, secondo l’avvocato di Bossetti, sarebbero sufficienti a riscrivere la condanna in primo grado.

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