Italiani in fuga: le statistiche fanno registrare dati record (in negativo) e l’Italia torna indietro di 50 anni

 

 

 

 

 

 

 

 

A quasi dieci anni dall’inizio più o meno ufficiale della crisi economica (anno 2008), le statistiche realizzate a vario titolo sulla situazione che sta vivendo la popolazione italiana in questo duro periodo non sono affatto confortanti. Questa volta gli studi statistici si sono concentrati su un dato che continua a crescere e cioè quello degli italiani- soprattutto giovani– che per trovare un lavoro (o, semplicemente, per vivere meglio) sono costretti ad emigrare ed a lasciare il nostro Paese e le loro famiglie.

Il flusso migratorio degli italiani aveva raggiunto un valore intenso immediatamente dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, e non è difficile capire quale siano state le motivazioni di questo grande movimento di persone. I dati sono tornati confortanti dagli anni ’70 in poi, e cioè quando si è verificato  quello che molti identificano come il cosiddetto “miracolo italiano” grazie ad un boom economico che ha risollevato le sorti del Paese fino agli anni ’90.

Dalle circa 40000 unità (o poco meno) registrate negli anni della ripresa siamo, purtroppo, tornati indietro di quasi mezzo secolo: dati alla mano, gli italiani in fuga ogni anno si attestano oggi sulle 250000 unità circa. Sarebbero invece circa 30000 i casi di rientro in Italia registrati ogni anno. Quasi una decima parte del numero degli italiani che invece decidono di allontanarsi. Si tratta soprattutto di giovani dotati di una buona istruzione, di livello superiore o anche di livello più alto (39000 i diplomati e 34000 i laureati “in fuga” nel 2016).

I dati sono quelli che saranno pubblicati in autunno nel Dossier Statistico Immigrazione 2017 di Idios e Confronti. Bisogna anche specificare, però, che i casi di emigrazione sono realmente maggiori rispetto a quelli che vengono effettivamente registrati. Facendo i dovuti confronti con i registri dei Paesi stranieri in cui gli italiani arrivano (mete predilette in Europa sono prima di tutto Germania e Gran Bretagna) ed in cui si devono obbligatoriamente iscrivere per iniziare le relative trafile burocratiche per iniziare la loro nuova vita, si è potuto comprendere che le cancellazioni anagrafiche riscontrate in Italia riguardano solo un terzo delle persone iscritte in registri esteri.

Maria Mento