Piero Villaggio: “A papà piacevano i Cinque Stelle”. Ma Grillo smentisce

“Anche a papà ultimamente piacevano i M5S come piacciono a me..” A parlare in questo modo è Piero Villaggio, figlio del comico genovese recentemente scomparso. Un endorsement che ha avuto l’immediato effetto di sollevare una lunga querelle sul posizionamento politico di Paolo Villaggio.

In realtà, il tema è controverso per effetto dell’uomo al quale si riferisce e per via del suo alter ego per antonomasia, il ragioniere più sfruttato d’Italia che, con ogni evenienza, avrebbe certo optato per una scelta politica diversa da quella del suo creatore. Paolo Villaggio è stato a lungo vicino al Pci con veterano orgoglio. E’ poi passato per le file di Democrazia Proletaria (per la quale partecipò ad uno spot elettorale durante le elezioni del 1987). Poi la Lista Pannella alle politice del 1994, fino al presunto avvicinamento ai pentastellati nel corso del 2013. L’ultima tappa politica di Paolo Villaggio passa per il Pd di Giachetti alle comunali romane. Un voto compiuto “a malincuore”, come ebbe a dire nel corso di una diretta al programma televisivo Un giorno da pecora.

Adesso questo presunto apparentamento con Beppe Grillo. Forzato, probabilmente, dall’enfasi del momento e dal passaggio di Grillo dinanzi alla bara del collega Villaggio. Eppure, restando in tema, Paolo Villaggio ebbe a dire sul proprio concittadino: “Credo di aver barato, perché avevo capito che l’onda di quel momento era quella della protesta a tutti e a tutto. Grillo è stato il comandante di quel tipo di protesta, è stato abile e furbo. Quando faceva il comico non faceva ridere e basta: funzionava nei suoi spettacoli perché parlava male dei politici. Negli anni ha messo a punto con una tecnica, provata per dieci anni nei teatri e nei palasport, le cose che piacevano di più alla gente che lo andava ad ascoltare. Questo repertorio lo ha usato in politica e ha avuto un successo popolare ed inaspettato. Recentemente ho avvertito la sua stanchezza, il suo volersi fare da parte. Comunque una cosa gli va riconosciuta: lui sarà ricordato come un politico geniale. Il suo aspetto comico, al contrario, sarà ricordato meno: ha preferito diventare un tribuno della plebe e non uno di noi con il dono di far ridere”.

A chiusura arrivano le parole di Beppe Grillo: “Paolo? Non è che fosse così cinquestelle, era una personalità libera… Fantozzi votava Dc, se c’era. Oppure Comunione e liberazione, che so..”