Australia: conclusa l’esplorazione degli abissi, trovate mille specie

Spesso di fronte alla vastità degli abissi ci siamo soffermati a pensare a che tipo di creature possano vivere al suo interno. Fino ad oggi questa curiosità era colmata soltanto dall’ispirazione di scrittori e sceneggiatori che ci mostravano abomini di ogni sorta in grado di porre fine alla vita di un uomo con una facilità disarmante. Adesso, però, a quella genuina curiosità c’è una risposta reale: un equipe di scienziati ha infatti portato a termine una spedizione scientifica a largo della costa di Brisbane (Australia), grazie alla quale è stato possibile scoprire la presenza di mille specie di animali che abitano gli abissi.

La spedizione è partita un mese fa da Launceston, Tasmania, con lo scopo di esplorare per la prima volta nella storia le profondità abissali dell’oceano australiano orientale. Gli scienziati, grazie al sonar multibeam (un sonar particolare in gradi di mappare la superficie delle profondità abissali), sono riusciti a scoprire che le condizioni impervie delle profondità marine (mancanza di luce, freddo, pressione elevata) non solo rendono impossibile l’accesso all’essere umano, ma hanno mutato profondamente gli animali che le abitano, creando delle specie molto particolari. Tra questi ci sono pesci senza occhi, esseri con corpi mollicci e gelatinosi e persino pesci in grado di creare bioluminescenza.

Intervistato dai media locali Tim O’Hara, uno degli autori dello studio condotto in collaborazione dal Museum Victoria e dal Csiro (organizzazione di ricerca industriale e scientifica del Commonwealth), ha spiegato che: “L’abisso è l’habitat più grande e più profondo di tutto il pianeta, che copre metà degli oceani del mondo e un terzo del territorio australiano, ma rimane l’ambiente più inesplorato”. Intendendo che questo studio è solo l’inizio di un processo di ricerca che può riservare enormi sorprese, a patto, però, che venga impedito all’uomo di continuare a gettare spazzatura in mare. A quanto pare, infatti, gli scienziati hanno trovato anche un numero ragguardevole di rifiuti che risiede sul fondale dell’oceano.