Terremoto L’Aquila, mazzette per gli appalti della ricostruzione: 10 arresti

Non c’è pace per il territorio abruzzese, già duramente provato da un inverno che ha portato la doppia calamità scosse di terremoto – nevicata record. A più da otto anni dal tragico evento sismico che causò la distruzione della città dell’Aquila e del suo comprensorio e 309 vittime, le indagini della magistratura scoprono ancora magagne e illeciti negli appalti relativi alla ricostruzione del capoluogo abruzzese.

I carabinieri hanno infatti provveduto ad arrestare  10 persone nell’ambito di un’inchiesta su presunte mazzette in una serie di appalti pubblici per la ricostruzione della città così duramente colpita dal terremoto di magnitudo 6.3 verificatosi alle 3:32 del 6 aprile 2009.

I reati contestati sono quelli di corruzione, abuso d’ufficio e turbativa d’asta, tutti commessi in quello che è stato definito il “cantiere più grande d’Europa”.

Oltre agli arresti, le forze dell’ordine hanno messo a segno diversi sequestri e perquisizioni nei territori di Teramo, Pesaro Urbino, Bari e Benevento.

Grazie a degli spunti investigativi emersi in un’altra inchiesta è stato possibile aprire questo nuovo filone di indagini, che ha portato al coinvolgimento di funzionari pubblici, professionisti e imprenditori, tra cui alcuni nomi eccellenti. 35 gli indagati, di cui 10 agli arresti domiciliari e 5 interdetti dall’esercizio dell’attività professionale. Tutte le persone indagate esercitavano la propria attività in Abruzzo, Campania, Marche e Puglia.