Grecia, ancora due scosse sull’isola di Kos: turisti in fuga e residenti disperati

Ancora un’altra scossa di terremoto nell’isola greca di Kos. Dopo la violenta scossa di 6,7 gradi della scala Richter registrata due notti fa, il piccolo approdo ellenico ha vissuto un’altra serata di apprensione. Attorno alle 19 di ieri (ora italiana) una scossa di magnitudo 4,4- seguita da una seconda di 4,6- ha fatto tremare la terra fra Bodrum, in Turchia, e Kos.

Ancora, come l’altra notte, scene di panico tra i turisti ed i residenti, con decine di persone riversate in strada alla ricerca di un rifugio. La cronaca locale parla di un assalto generale all’aeroporto Ippokratis nella speranza di trovare un volo utile per far rientro a casa o, per lo meno, per andare ad Atene, a Salonicco, in qualsiasi luogo purchè sia fuori da quest’isola che viene percepita come troppo insicura. In piena stagione turistica, con una presenza significativa di vacanzieri, molti dei quali italiani, i gestori delle attività ricettive  e le istituzioni tendono a minimizzare l’accaduto: “Non c’è nulla da temere- racconta Elias Sifakis, assessore al Turismo di Kos-, l’isola è sicura. Gli italiani? Sono preoccupati perchè sanno cosa può causare un terremoto. Ma qui possono stare tranquilli. Gli hotel non hanno registrato danni.”

In realtà qualche danno, come quello all’hotel Triton, le cui mura sono state lambite da numerose crepe, si registrano pur tuttavia, ma un colpo al turismo di questo genere può essere, in piena stagione, una ferita mortale per uno sperduto centro del Mediterraneo: “Sull’isola ci sono 52.000 posti letto e solo poco più di 200 sono inutilizzabili. Chi era in quelle strutture è stato subito riprotetto in altre strutture”, continuano a ripetere gli addetti ai lavori. Intanto la Farnesina ha spostato in loco un funzionario dell’ambasciata di Atene. L’obiettivo è dare assistenza ai tanti italiani presenti sull’isola: “Altro che riposo- si lamenta Andrea De Santis, docente veronese-. Ha tremato di nuovo alle 6 di mattina, poi alle 8,30. Il letto ballava. Qui è un inferno”.

Giuseppe Caretta