Il pazzo soldato ignoto: memorie dal primo conflitto mondiale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:30

E’ un’immagine che colpisce e che fa riflettere, quella apparsa sul sito villanagazine.it e che proviene dai tristi giorni della battaglia di Flers- Courcelette, avvenuta fra il 15 ed il 22 settembre 1916.

Un’istantanea che la storia ha consegnato ai posteri come testimonianza di quel conflitto bellico durante il quale milioni di soldati, spesso poco più che imberbi, vennero mandati al fronte in una mattanza che letteratura, cinema ed arti visive hanno tentato di comprendere in un profluvio di produzioni memorabili. Fra di esse, per l’appunto, spicca oggi questa fotografia nella quale il dramma e la follia che accompagnano ogni guerra sono espressi con assoluto realismo, traghettati in superficie da una più che probabile accidentalità del soggetto immortalato. Perchè in quella che appare una “consueta” immagine dal fronte, con le masserizie e gli elmetti abbandonati a ridosso della trincea, con i soldati intenti a soccorrere i commilitoni, come un fascio di luce inquieta scheggia il piano della rappresentazione lo sguardo allucinato ed un pò folle di questo ignoto soldato inghiottito dal fronte. Sorriso indecifrabile, una luce disgraziata negli occhi, questo figlio indegno della guerra dell’uomo porta con sé il martirio spesso del tutto dimenticato al quale si piegarono all’epoca, e si piegano oggi, molti fra coloro che si apprestano ad uccidere i propri nemici in qualsiasi tipo di guerra. Americanamente parlando, oggi quei volti si classificano come affetti da “Shell shock”, una specie di “trauma da bombardamento”. Eppure chi si trova a guardare questo scatto riemerso dalle nebbie del tempo, e contempla quegli occhi allampanati di assurdo, si convince presto che l’orrore dal quale sgorgano non è il bombardamento che stordisce, non la terra che trema, ma l’uomo che sprofonda, e la speranza che si disperde, e la rabbia, e l’impotenza, e l’orrore e la bruttura violenta d’ogni omicidio compiuto con o senza cognizione di causa. Una follia che l’uomo impersonifica magistralmente, e che, come in questo caso, riporta lo sguardo di chi osserva sull’abisso che ne deriva.

Giuseppe Caretta

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