India, la Cina “avverte” il Governo: non oltrepassate la frontiera dell’Himalaya

 

 

 

 

 

 

La cosiddetta crisi sino-indiana, scoppiata tra India e Cina per il possesso di alcuni territori di confine, ogni tanto riemerge portandosi appresso strascichi più o meno acuti. Nonostante il problema si protragga dal lontano 1962-  ed abbia addirittura portato allo scoppio di una piccola guerra- per tale questione i rapporti tra i due Paesi rimangono caldi.

L’ultima crisi politica tra i due governi è scoppiata nelle ultime settimane. La Cina ha intimato al governo indiano di ritirare le truppe stanziate sulla frontiera dell’Himalaya. La disputa riguarda territori come il Bhutan, e proprio nelle zone di frontiera la Cina aveva in precedenza effettuato delle esercitazioni militari. Ben 11 sono state le esercitazioni cinesi in territorio tibetano nel solo mese di luglio. La risposta indiana non si è fatta attendere e si è tradotta nel dispiegamento di truppe poste a controllo del territorio conteso.

Il PLA (l’Esercito Popolare di Liberazione della Cina) è determinato ad assicurare la sovranità e l’integrità territoriale del Paese, con una fermezza che non è mai venuta meno nei suoi 90 anni di storia. Questo è quanto affermato del portavoce del Ministero della Difesa, e cioè il colonnello Wu Qian. Un avvertimento specifico rivolto all’India, che dovrebbe fare un passo indietro e far rientrare nei ranghi i propri soldati.

La contesa riguarda, soprattutto, il territorio del Doklam. L’altipiano è conteso dalla Cina e dal Buthan, che in questa disputa sta ricevendo il sostegno dell’India. L’India afferma la sovranità del Buthan su questo comparto territoriale al confine con i tre Paesi. Le tensioni sono scoppiate a giugno, quando la Cina ha cominciato a costruire una strada proprio nel Doklam. A suo favore, Pechino avrebbe portato una prova decisiva: l’esistenza di alcuni documenti storici che confermerebbero l’appartenenza territoriale del Doklam alla Cina.

L’India è preoccupata soprattutto perché la nuova strada in costruzione permetterebbe alla Cina di accedere a delle zone strategiche, nello specifico al cosiddetto corridoio dei Siliguri. Entrambi i Governi, comunque, non sembrano voler rivedere le proprie posizioni e le truppe indiane e cinesi stanziate nelle vicinanze ammonterebbero adesso a circa 6mila unità, 3000 per parte, preparate già da giugno per far fronte ad ogni evenienza.

Maria Mento