Arabia Saudita, vi raccontiamo delle donne che lottano per far valere i propri diritti- VIDEO

 

 

 

 

 

 

 

 

Le donne, purtroppo, non in tutte le parti del mondo godono degli stessi diritti. Ed anche quando si parla di Paesi progrediti, purtroppo, i loro diritti sovente non sono paritari rispetto a quelli degli uomini. In Arabia Saudita, ed in generale in molti Paesi di religione islamica, la vita delle donne è interamente controllata da un tutore di sesso maschile. Che sia il padre, che sia il fratello o che si tratti di un marito poco importa. La donna non è libera di prendere da sola- come sarebbe giusto che fosse- alcune delle decisioni più importanti per il proseguo della sua esistenza.

Nelle famiglie che fortunatamente riescono a conciliare la loro vita con idee di larghe vedute, il fatto che una donna abbia un tutore è solo una formalità nei confronti della legge. Ma, come è facilmente intuibile, la situazione non va giù alle donne e nemmeno a qualche rappresentante del sesso maschile, a differenza di quanto si potrebbe pensare.

Sahar Nassif, una donna di Jeddah attivissima sul fronte della tutela dei diritti delle donne, ha parlato della sua personale esperienza ai microfoni di Metro.co.UK. Sahar Nassif è una donna autonoma, che fortunatamente vive in una famiglia aperta, e suo figlio è il suo tutore. Ma solo sulla carta. “Tuttavia- ha affermato Sahar- è umiliante avere 63 anni ed avere un tutore”.

Qualcosa, fortunatamente, sembra stare cambiando nella mente dei cittadini dell’Arabia. Lo conferma quanto avvenuto nel settembre 2016. L’attivista Aziza Al-Youssef ha guidato una campagna di raccolta firme con lo scopo di convincere il sovrano arabo Salaman a smantellare il sistema di tutela delle donne, che di fatto poco o niente nella sostanza ha di vera tutela. La risposta alla campagna di Al-Youssef è stata sorprendente e senza precedenti. Hanno firmato decine di migliaia di persone, tra le quali soprattutto un numero inaspettato di uomini.

A dare risalto e conoscenza alla protesta ci ha pensato anche Saffaa, un famoso artista di strada saudita, che ha realizzato le opere della campagna “I’M MY OWN GUARDIAN”. L’arte di Saffaa in sostegno delle donne è diventata virale e ne sono state tratte t-shirts ed altri gadget da portare con sé, per far conoscere la situazione delle donne saudite. Le donne, in Arabia, sono soggette a pesanti discriminazioni, pur non esistendo a volte delle vere e proprie leggi che le disciplinano.

Le donne arabe non possono guidare. Non c’è una legge che lo vieti, ma di fatto non vengono rilasciate licenza di guida alle donne. Coloro che vengono scoperte alla guida rischiano di marcire in carcere per anni, anche dopo aver scontato la loro pena, perché le loro famiglie non sono disposte a riaccoglierle in casa.

Nell’aprile di quest’anno il re ha accolto alcune richieste, concedendo alle donne di non dover più avere il permesso del proprio tutore per svolgere alcune funzioni. Il permesso del tutore va però accordato ancora per molte cose, come eventuali bisogni di cure mediche o per la candidatura ad un lavoro. La strada che si è intrapresa sembra andare nella direzione giusta, ma c’è ancora tantissimo lavoro da fare.

Maria Mento