I cabbasisi del dottor Pasquano. In ricordo di Marcello Perracchio

E’ morto a 79 anni l’attore Marcello Perracchio. Per tutti, il dottor Pasquano del Commissario Montalbano; per chi scrive, il compagno di mille avventure in teatro.

Da “I Malavoglia” a “Pipino il Breve” passando per uno storico “Fiat Voluntas Dei” al Teatro Stabile di Catania, Marcello ha attraversato le vicende della sua vita artistica con la leggerezza che il suo corpo tradiva. In un ambiente di finzione “professionistica” e, pertanto, fondamentale, lui, l’attore di Ragusa, riusciva a defilarsi senza perdere il suo ruolo. Quello di grande comprimario ricco di grande profondità. Non aveva mai studiato, Marcello, alle grandi scuole di recitazione; non aveva mai sperimentato sulla propria pelle il metodo di Stanislavskij né l’astrazione brechtiana. Aveva, lui, il dono naturale dell’empatia, della capacità di condividere il grande rito delle emozioni.

Un ricordo su tutti. Era il 1991 e a Ragusa Ibla si metteva in scena una sacra rappresentazione su san Giorgio. Marcello, a quel tempo attore non più giovanissimo ma emergente, interpretava il servo del santo. “Sotto finale”, abbandonato il padrone alla esecuzione della condanna, si avviava lungo la passerella che portava fuori dalle quinte. Lontano dagli occhi del pubblico, quelli dell’attore luccicavano di un dolore vero, sincero: la magia del teatro aveva, in quel preciso istante, fatto il suo incanto. L’interprete era tutt’uno con il personaggio. Magia, appunto, che già dominava e avrebbe dominato la vicenda artistica di Marcello.

E’ difficile, a caldo, parlare di un grande attore e, soprattutto, di un grande uomo. I ricordi e le emozioni ingorgano la scrittura.
Io gli sono stato compagno di lavoro e, soprattutto, amico.
Un’ultima cosa voglio dirgli: sai cosa mi mancherà di più da ora in poi? Le tue telefonate, rade ma sicure; le tue dichiarazioni di affetto, sincere ma scostanti; il calore delle tue mani quando ci incontravamo, senza se e senza ma.

Ad meliora, amico.

FD