La lettera di Laura: “Mio figlio è morto come Charlie, non potete giudicare i genitori”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:44

La storia del piccolo Charlie Gard ha scosso l’opinione pubblica, divisa tra chi sosteneva che non fosse il caso di continuare la lotta legale e chi, i più, che si sono scagliati contro i medici che hanno spento la spina ponendo fine ad ogni speranza. Sia in un caso che nell’altro gli esterni non possono capire né la posizione dei medici né quella dei genitori che, al termine di una lotta legale estenuante, hanno abbandonato l’idea di salvare il loro adorato figlio sembrando incoerenti.

In favore dei genitori di Charlie e dei medici si è schierata Laura, giovane madre che si è trovata nella difficile situazione dei coniugi Gard 5 anni prima, che in una lettera consegnata a ‘Today.it‘ ha espresso la sua opinione sulla tanto discussa questione. In primo luogo Laura spiega la sua situazione: “Non sono la mamma del piccolo Charlie, ma so cosa sta provando oggi, perché anch’io, come lei ho dovuto prendere la decisione più difficile della mia vita, lasciare la mano di mio figlio e darla a Dio”.

La donna racconta che nel 2012 il piccolo Andrea si è spento dopo una lunga lotta contro la leucemia e che anche se si trattava di una malattia diversa, l’iter è stato lo stesso che hanno dovuto seguire i coniugi Gard: “In quell’occasione anch’io mi trovai a dover prendere la stessa decisione provare nuove cure oppure lasciarlo andare. Alla fine ci siamo dovuti arrendere e accettare ciò che era inevitabile”.

Laura ed il marito sono stati combattuti fino all’ultimo istante, ma alla fine hanno capito che era meglio per loro e per il piccolo che si abbandonasse la speranza per porre fine ad una sofferenza fine a se stessa. Per questo in una parte della lettera la donna difende anche i medici che hanno preso la decisione di staccare la spina, consapevole per esperienza che: “I medici in queste situazioni ce la mettono tutta e se arrivano a prendere decisioni simili è perché effettivamente non ci sono più speranze”.

Quello di Laura non è un messaggio polemico o un giudizio, ma un semplice invito a tutti a rispettare un momento di dolore atroce che solo chi ha provato può capire cosa significa.

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