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Migranti respinti dall’Italia per essere riportati in Libia all’interno di veri e propri lager

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L’effetto dell’accordo italo-libico sostenuto dall’Unione Europea ha fatto in modo di registrare una notevole diminuzione del flusso migratorio che partiva dalla Libia e terminava in Italia.

Quello che molti non sanno è dove finiscono queste persone rispedite indietro nel loro Paese oppure bloccate dalla Guardia Costiera in modo che non possano salpare verso le nostre coste.

Queste persone si trovano in un paese con 3 diversi governi al suo interno, ognuno dei quali riconosciuto solo da sé stesso, dove si perpetuano atrocità incredibili nei confronti degli esseri umani che vivono al loro interno.

Dalle oltre 2000 testimonianze raccolte da ‘Medici per i Diritti Umani‘ si scopre che la Libia è una sorta di roccaforte in mezzo al deserto dove i miliziani suddividono in due settori separati gli uomini dalle donne e i bambini per poi perpetrare ogni genere di atrocità nei confronti dei migranti. Non essendoci un vero e proprio governo riconosciuto, gli artefici di tali atrocità passano da milizie armate, organizzazioni criminali e anche esponenti di quello Stato che ha recentemente redatto l’accordo con l’Italia.

Secondo i dati raccolti da ‘Medici per i Diritti Umani’, l’85% dei migranti giunti in Italia ha subito in Libia torture e trattamenti inumani e degradanti e nello specifico il 79% è stato detenuto in luoghi sovraffollati ed in pessime condizioni igienico sanitarie, il 60% ha subito costanti deprivazioni di cibo, acqua e cure mediche, il 55% gravi e ripetute percosse e percentuali inferiori ma comunque rilevanti stupri, ustioni, falaka (percosse alle piante dei piedi), torture da sospensione, obbligo ad assistere alla tortura o all’uccisione di terzi.

Questi fatti documentati, da non confondere con opinioni o verità supposte, dovrebbero far riflettere sulle motivazioni che spingono migliaia di persone ad abbandonare il loro Paese d’origine alla ricerca di un qualcosa che assomigli un po’ di più a quella che viene definita “vita”.

Mario Barba

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