Catania, scoppia il “caso” della Cappella Mioccio. Cosa ne sarà del corpo della “Bella Angelina”?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:51

Il Cimitero monumentale di Catania nasconde ai più una storia di amore e morte che si perpetra, nel silenzio quasi generale, da circa un secolo. Tra le tombe dei personaggi catanesi più illustri, sorge una Cappella che poco tempo dopo la sua costruzione è stata dimenticata, fino ad assumere oggi dei connotati architettonici fatiscenti. Si tratta della Cappella Mioccio, all’interno della quale si trova conservato- in stato di totale abbandono- il corpo imbalsamato di una giovane donna della famiglia morta suicida. La “Bella Angelina”, così come è da tutti conosciuta, riposa entro una teca ed una bara completamente rovinate non solo dall’ incuria prolungatasi nel tempo ma anche da tombaroli che nottetempo, anni addietro, si sono insinuati nella Cappella per rubare tutto il possibile. La mummia, quindi, risulta da tempo non tutelata a dovere e potrebbe subire presto danni irreversibili.

Da circa quattro anni- e cioè da quando la storia di Angelina Mioccio ha ottenuto una fama inaspettata, dopo decenni di indifferenza- sono stati rintracciati gli eredi catanesi della famiglia. Nessuna delle operazioni che loro competerebbe (tra cui la messa in sicurezza della Cappella) è stata però eseguita. È probabilmente questo il motivo della comparsa, pochi giorni fa, di un avviso sottoscritto dall’Ingegnere Fabrizio D’Emilio (Dirigente dei Servizi Cimiteriali e Funebri del Comune di Catania) ed in cui si fa esplicito appello agli eredi della famiglia Mioccio affinchè reclamino il loro diritto di concessione entro 30 giorni dall’emanazione del suddetto avviso. Gli eredi dovranno recarsi presso gli Uffici Cimiteriali del Comune, altrimenti si legge testualmente che “ai sensi dell’art. 73 del vigente regolamento Comunale Cimiteriale, la relativa area, compreso il sovrastante manufatto, allo stato di abbandono sarà acquisito nella piena disponibilità del Comune provvedendo al trasporto dei resti nell’Ossario”.

Visto il preoccupante sollecito lanciato dal Comune, a Catania- e soprattutto tra gli uomini e le donne di cultura– ci si sta chiedendo con ansia quale sorte toccherà alle spoglie mortali di Angelina Mioccio. Ma chi era realmente Angelina? E perché esiste un corpo imbalsamato all’interno del Cimitero monumentale di Catania? Contando anche Angelina sono quattro i defunti imbalsamati del cimitero etneo. Il corpo della giovane Mioccio sembra però essere destinato a non trovare pace.

Quella di Angelina è una vicenda che fa da specchio a quella di  molte altre ragazze vissute in un periodo storico in cui la donna non godeva di potere decisionale proprio. La donna italiana, agli inizi del secolo scorso, era ancora soggetta al controllo del padre (prima) e del marito (dopo). Le giovani e le signore di alto lignaggio erano sì più fortunate rispetto a quelle di umile nascita, ma erano tagliate fuori da tutto quel mondo di affari ed impegni di cui spettava agli uomini occuparsi. Fu così che Angelina Mioccio, figlia prediletta di un ricco imprenditore catanese, all’alba dei suoi 18 anni venne promessa in sposa ad un avvocato amico del padre. Un uomo con quasi 30 anni più di lei sulle spalle e che la ragazza aveva visto una sola volta in vita sua, prima dell’ufficiale fidanzamento. Ma la giovane era già innamorata: Alfio, un lontano cugino caduto in bassa fortuna, era riuscito ad accendere il cuore di Angelina, ed anche lui provava lo stesso sentimento nei suoi confronti. Alfio, però, assunto nella ditta del padre di Angelina, non ebbe il coraggio di farsi avanti e di reclamare la mano della sua amata. E così, dopo un lungo periodo di rifiuto fisico e psicologico verso la vita, Angelina si gettò dal terzo piano del Castello di Leucatia. Quel Castello che il padre stava facendo costruire per ospitare la nuova coppia di sposi che si sarebbe unita di lì a poco. Era un giorno di aprile del 1911 ed Angelina lasciava la vita così, a soli 19 anni. Suo padre, non rassegnatosi al dolore di aver perduto la figlia prediletta, decise che la ragazza sarebbe stata imbalsamata e traslata, pochi anni dopo, in quella Cappella che oggi è diventata oggetto dell’avviso comunale in questione.

Angelina è dunque il simbolo imperituro di un amore doppiamente tradito. Angelina è l’amore di un padre che- pur amandola sopra tutti i suoi figli- non è riuscito ad andare contro le consuetudini del tempo. Un padre che, credendo di fare il bene della propria figlia agendo così come si conveniva e decidendo della sua vita, ne ha invece firmato la condanna a morte. Angelina è l’amore di un uomo, Alfio, che ha preferito tacere sul suo ardore amoroso per conservare la solida posizione economica raggiunta per sé stesso e per la madre rimasta vedova. E poco importa se Alfio ha scontato per tutta la sua vita quell’unico momento di debolezza, non legandosi mai più a nessun’altra donna: Angelina non avrebbe più avuto la sua vita indietro. Ironia della sorte, con lei beffarda una volta di troppo, Angelina oggi riposa ingabbiata nell’abito confezionato per quel matrimonio mai celebrato. Un matrimonio che l’avrebbe resa più infelice della morte stessa, da lei coraggiosamente prediletta come unica vera sposa alla quale congiungersi.

Bisogna dire che, negli ultimi anni, i riflettori si sono riaccesi sulla storia della “Bella Angelina”, e a dare un decisivo contributo è stata l’inquietante e morbosa vicenda legata alla persona di Samuele Bombaci. Nel 2013, questo quarantenne rimessosi in salute dopo esser stato in coma a causa di un’aggressione, ha dichiarato di aver sognato la defunta. Pur non conoscendo la sua storia, Angelina gli era apparsa in sogno facendogli delle richieste. Il giovane si è così recato al cimitero e dopo aver trovato la Cappella ha cominciato- di sua iniziativa e senza alcuna autorizzazione– a pulire e sistemare la Cappella. C’è di peggio: Samuele Bombaci ha pensato bene di toccare anche la mummia, di lavarla, e di tentar di fare realizzare da sua madre un nuovo abito con cui abbigliarla. A questo è seguito un attaccamento ancora più patologico del Bombaci nei confronti della mummia e l’istituzione di una specie di “culto” di cui Angelina è divenuta beneficiaria, grazie ad un gran moltitudine di persone che si recavano a trovarla. Samuele Bombaci ha violato la legge e ha sollevato talmente tanto clamore da dover essere allontanato, senza però venire denunciato per le iniziative prese. Paradossalmente, il comportamento dell’uomo (forse anche legato agli ambienti delle messe nere) ha portato ad un risultato positivo: finalmente in molti si sono accorti di Angelina.

Successivamente, infatti, la questione del degrado della Cappella è stata riproposta con forza. In più di un’occasione molta gente ha avuto modo di esprimere- a mezzo web- il proprio dispiacere per l’immobilità della situazione. Alcune persone si sono anche offerte di prestare fisicamente il loro aiuto per il recupero della struttura. Per quanto riguarda invece il Castello di Leucatia (rimasto incompiuto), la struttura è stata recuperata con degli interventi realizzati tra 1998 e 2001. Adesso il piano terra dello stabile ospita la Biblioteca Centro Culturale “Rosario Livatino”. Ricordiamo anche di una petizione partita su Change.org ben due anni fa e lanciata allo scopo di recuperare il Castello di Leucatia e di trasformarlo in una tomba-museo che potesse ospitare il corpo di Angelina. Una volta raggiunto il numero di firme valido per il prosieguo delle attività previste, era stato palesato che si sarebbe ricorso ad una campagna di autofinanziamenti (crowdfunding) per mettere in pratica i propositi descritti. La petizione è stata però chiusa con soltanto trenta firme all’attivo, a fronte delle cento che sarebbero state invece necessarie.

Va inoltre assolutamente ricordato il grande lavoro portato avanti, a partire dal 2010, dalla giornalista e scrittrice Rossella Jannello. Fortemente colpita dalla storia di Angelina Mioccio, la Jannello si è interessata con slancio e partecipazione- e si interessa tuttora- alle peripezie vissute dal suo corpo e dalla sua Cappella. I risultati delle sue indagini sulla famiglia Mioccio sono confluite in un libro (“La Bella Angelina”, edito da Carthago Edizioni) che ha visto la luce proprio in questo 2017. La stessa Rossella Jannello parla del suo lavoro come di un docu-romanzo. Nella prima parte del libro la storia di Angelina viene raccontata in prima persona, come se a parlare di quanto accadutole sia in vita sia in morte fosse la stessa mummia. Nella seconda parte della pubblicazione si parla di “Angelina, le storie”, e cioè di situazioni e persone a lei connesse e della Catania dei primi anni del Novecento. Insomma, un lavoro intenso e dettagliato che arriva a “dare manforte” proprio in un momento cruciale per le vicissitudini dei resti mortali della ragazza.

Sulla scorta di queste amare considerazioni nei confronti di una vita tragicamente finita nel fiore della giovinezza e di tutte le situazioni di degrado attuale connesse con il cimitero di Catania, noi non sappiamo dire quale sarà la sorte di Angelina e della Cappella dove ora riposa. Data la constatata impossibilità di raggiungere telefonicamente gli addetti agli uffici (anche a causa delle sopraggiunte vacanze estive), abbiamo contattato telematicamente l’Ingegnere D’Emilio, il quale ci ha confermato l’esistenza di contatti con gli eredi milanesi della famiglia Mioccio: a loro spetterà l’ultima parola sul futuro della Cappella e del corpo di Angelina. Ogni decisione sarà, quindi, rimandata allo scadere del termine prefissato dall’avviso.

Si spera che– qualora non dovesse esserci un riscontro positivo con gli eredi- chi di dovere possa rivalutare la storia di Angelina Mioccio, e con essa anche la sua memoria presso i posteri attraverso la salvaguardia del suo corpo mummificato. Fino ad ora nulla di concreto è stato fatto, ed anche le sollecitazioni che negli anni sono venute dai giornalisti e da una voce autorevole quale quella dell’antropologo Dario Piombino-Mascali, celermente coinvolto da Rossella Jannello, sono rimaste purtroppo inascoltate. Si spera anche che l’intervento delle autorità competenti possa arrivare tempestivo, per evitare che ancora una volta la palla debba passare alla popolazione stessa attraverso altre raccolte firme ed altre iniziative.

Maria Mento

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!