Congo, in un ventennio più di 6 milioni di morti: le stime ufficiali di un genocidio non raccontato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:56

 

 

 

 

 

 

 

Lo scorso 6 giugno 2017, a Ginevra, l’ONU ha avviato un’inchiesta internazionale sulle violazioni dei diritti umani a causa delle notizie sconvolgenti arrivate dalla Repubblica Democratica del Congo. Si parla di genocidio e le cifre sarebbero agghiaccianti: oltre 6 milioni di vittime morte in 20 anni di guerriglia, e tutto questo è avvenuto nel silenzio generale della maggior parte delle agenzie stampa.

Il provvedimento è stato preso dall’ONU dopo la scoperta di circa 400 fosse comuni nella regione del Kasai e dopo la scomparsa di due funzionari dell’Organizzazione delle Nazioni Uniti, di cui non si hanno notizie dal 12 marzo scorso. Data in cui anche l’Italia ha deciso di allertare i suoi connazionali sulla gravità della situazione congolese.

Il Congo vive oggi una situazione politica molto instabile che si può dire figlia del regime autoritario portato avanti da Mobutu Sese Seko negli anni ’60 del secolo scorso, appena dopo la raggiunta indipendenza del 1960. Alla morte di Mobuto, avvenuta nel 1997, era già terminata la Prima Guerra del Congo (1996-1997) che aveva portato al potere il Presidente Kabila. Il Paese ha continuato a vivere nell’instabilità attraversando poi la Seconda Guerra del Congo (1998-2003), combattuta soprattutto per il possesso delle miniere di oro, diamanti e coltan di cui è ricco il Paese.

Il Congo non è più riuscito a venire fuori da questa crisi politica che lo attanaglia da decenni e tuttora la zona orientale dello Stato (quella più ricca di risorse, appunto) è nelle mani di diverse bande armate. Non sono, tuttavia, gli scontri ad avere mietuto più vittime: si muore soprattutto per la mancanza di presidi sanitari adeguati e per la malnutrizione. Oggi sarebbero a rischio circa 400mila bambini.

La situazione è resa ancora più instabile dal fatto che il nuovo Presidente Kabila, figlio di quel Presidente salito al potere nel 1997, non intende lasciare il potere. Le elezioni non si sono ancora svolte ed il Presidente starebbe tentando di far modificare la Costituzione per ottenere un nuovo mandato presidenziale. Queste sono state alcune delle considerazioni fatte da Massimiliano Salierno ai microfoni di Radio Vaticana. In questo clima- com’è chiaramente percepibile- si sono riaccese le tensioni di una guerra civile che in Congo non è mai realmente terminata.

I media hanno in larga parte non raccontato di questa situazione sconvolgente, sebbene in rete circolino comunque immagini forti e video delle violenze che i militari perpetrano sui civili. Parliamo anche di studenti rastrellati a forza nelle Università, di stupri, di violenze inaudite su bambini e persone indifese. Molte sono oggi le persone che tentano la fuga da un Paese ormai piombato nel caos, e tra questi hanno dovuto lasciare il Congo anche molti volontari italiani. La crisi congolese, tuttavia, sembra lontana dal trovare una risoluzione: il Governo, per rimandare le elezioni, sfrutta il disordine che domina il Paese come fosse un paravento dietro cui nascondersi.

Maria Mento

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