Eccidio di Vinca, disonorato il luogo che conserva la memoria di 173 vittime del nazifascismo

 

 

 

 

 

 

 

Nella frazione di Vinca, una località sita in provincia di Massa-Carrara, sorge un monumento che è stato eretto in memoria di quello che è tristemente passato alla storia come l’eccidio di Vinca. Tra il 24 ed il 27 agosto del 1944 gli stessi soldati tedeschi che si resero protagonisti dei tristi fatti di Marzabotto, gli uomini del “Reparto esplorante 16” comandati dal Maggiore Walter Reder, uccisero a Vinca e nelle zone limitrofe 173 persone indifese.

Furono perlopiù anziani, invalidi, donne e bambini a perdere la vita durante le rappresaglie dei tedeschi: indimenticabile il dettaglio agghiacciante di un feto strappato al ventre della madre e di altre vittime che anno incontrato una morte orribile perché sottoposte a procedura di impalamento. In ricordo di questi morti innocenti, che hanno soltanto avuto la sfortuna di incontrare sul loro cammino la furia di gente traviata, è stato eretto un monumento all’interno del cimitero di Vinca.

Il monumento ritrae, su di un alto basamento a forma di parallelepipedo, una donna in posizione supina. La donna stringe al suo ventre ed al suo petto un bimbo: è il chiaro ricordo di tutte le donne ed i bambini che furono forse le maggiori vittime della strage, e chiaramente anche di quella madre in dolce attesa alla quale il figlio è stato strappato dal corpo. Il monumento è accompagnato da una lapide che ricorda i nomi di tutte le vittime.

A pochissimi giorni dal 63esimo anniversario dell’eccidio di Vinca, la zona è stata dissacrata subendo uno sfregio operato da coloro che ancora oggi sostengono le azioni e le intenzioni delle forze nazifasciste, mai del tutto scomparse. Sulla pagina Facebook “Osservatorio Democratico sulle Nuove Destre” è infatti apparso un post di denuncia riguardante la comparsa della bandiera di coloro che compirono la strage di Vinca sul monte che oggi ospita una grande croce. Sul post è comparsa anche la foto dell’autore del gesto, accompagnata da commenti tutt’altro che lusinghieri degli utenti.

La cosa diventa ancora più grave se si pensa che a compiere il gesto sarebbe stato un insegnante fascista, cioè proprio colui che dovrebbe essere di maggiore esempio per i ragazzi che si stanno formando. Ancora una volta a dimostrazione del fatto che la storia non è magistra vitae, come credevano gli antichi, e che spesso dal passato non si sanno estrapolare gli insegnamenti adeguati.

Maria Mento