In Islanda la sindrome di Down si avvia verso la scomparsa: ecco perché

Secondo i dati pubblicati dalla National Down Syndrome Society, negli Stati Uniti ogni anno nascono 6mila bambini affetti dalla sindrome di Down.

Al contrario, in base a una stima recente in Islanda, su una media di 330mila abitanti, ogni anno solo 1 o 2 bambini nascerebbero con la trisomia21, per usare la nomenclatura scientifica.

Dunque l’Islanda sarebbe il primo Paese europeo quasi senza nascite di persone con la sindrome di Down.

Tuttavia, spiegano gli esperti, quello che sta avvenendo non è un cambiamento genetico, ma i motivi sarebbero da rintracciare nella scelta delle famiglie islandesi di sottoporre il feto al test prenatale nelle prime settimane di gravidanza e di interromperla nell’eventualità che nel nascituro sia stata riscontrata l’anomalia.

In sostanza la maggior parte delle donne (l’85%), che ricevono risposta positiva al test prenatale mettono fine alla gravidanza.

Nel Paese scandinavo, il 98% per cento degli aborti sarebbero legati a questa motivazione.

Per quanto i test siano precisi, ha però chiarito il capo dell’unità diagnosi prenatale dell’ospedale di Reykjavik, Hulda Hjattardortir, “alcuni casi non sono stati segnalati dallo screening“.

Come si può immaginare, molti non condividono questo modus operandi. Tra i più figura Martina Fuga, blogger e scrittrice, una attivista che si batte per i diritti di chi ha sindrome di Down: «Da mamma queste notizie sono un colpo al cuore. Non può essere la scelta sociale di un Paese. È giusto poter decidere, ma conoscendo. Come sarebbe bello se si lavorasse su una cultura dell’inclusione e sulla ricerca per avere un mondo migliore».

MDM