L’imam dell’attacco in Spagna, dopo il carcere, doveva essere espulso, ma per il giudice ‘non era pericoloso’

L’imam di Ripoll, Abdelaqui Es Satty, mente dell’attacco di Barcellona che aveva progettato ben più grande, era un soggetto noto e pericoloso. 
L’imam, morto nell’esplosione accidentale del suo covo dove tentava tantissimi esplosivi e gas – che voleva usare assieme ai giovani da lui indottrinati per far saltare in aria la Sagrada Familia – era un poco di buono.

Abdelaqui Es Satty era stato condannato per traffico di droga e nel 2006 era stato scoperto che stava indottrinando 11 ragazzini in nome di Allah, quindi era risultato collegato con le reti jihadiste. Ciò nonostante, i suoi avvocati fecero di tutto per non farlo espellere: così, nel 2015, quando uscì dal carcere, Abdelaqui Es Satty non venne mandato via dalla Spagna perché il giudice lo ritenne ‘non pericoloso’ per l’ordine pubblico.

Da quel momento l’uomo cominciò a meditare su come creare un attacco terroristico il più feroce possibile. Il piano di attacco della cellula terroristica dell’Imam era quello di caricare dei pulmini di esplosivi, lanciarsi sulla Rambla (priva di barriere anti camion per decisione del sindaco Ada Colau) e raggiungere la Sagrada Familia dove si sarebbero fatti esplodere. Un piano sanguinoso, che è andato almeno in parte sventato perché nel maneggiare esplosivi Abdelaqui Es Satty ed un altro terrorista sono saltati in aria nel covo di Alcanar. 

I restanti membri della cellula terroristica, temendo che la polizia avrebbe capito in poco tempo che a far saltare la casa abbandonata non era stata una fuga di gas ma un deposito di esplosivi, hanno deciso di tentare un attacco alla bell’e meglio sulla Rambla, uccidendo 15 persone. Forse, se ci fossero state le barriere anti camion raccomandate dalla polizia alla sindaca Colau, ciò non sarebbe avvenuto. Ma lei le aveva rifiutate perché ‘Barcellona è una città aperta’.

Roversi MG.