Terremoto, un anno dopo: migliaia di tonnellate di macerie, burocrazia, rabbia 

È passato un anno dal disastroso terremoto che, la notte del 23 agosto 2017, rase al suolo interi paesini in Centro Italia. In totale 299 morti, 239 ad Amatrice, nel Lazio; 51 ad Arquata del Tronto, nelle Marche, e 11 ad Accumoli.
Ma la scossa del 24 agosto è stata solamente la prima di una lunga serie che hanno tormentato le popolazioni del centro Italia: una vasta serie di scosse, più o meno forti, hanno tormentato la popolazione locale fino a quella, terribile, del 30 ottobre, magnitudo 6.5.

Oggi del terremoto sono rimaste tante, tante macerie. Tonnellate di macerie, ancora lì, ferme immobili nel centro dei paesi. A rilento, molto a rilento, proseguono le verifiche dell’agibilità delle case che sono rimaste in piedi: bisogna controllarne ancora 15mila.
La disperazione di chi non ha più una casa, da un anno vive in strutture provvisorie, o da amici, e non sa se tornerà nei luoghi dove ha sempre vissuto. I genitori, che non sanno dove mandare i figli. Le casette provvisorie, che mancano; mancano, ne abbiamo solo poche centinaia e non sono abbastanza per tutte le famiglie sfollate.

Le aziende delle zone colpite hanno subito un calo del fatturato del 25%.
I terremotati sono rabbiosi, di una rabbia quasi impotente e silenziosa, perché mentre ricordano i morti non possono fare a meno di pensare che ad un anno dal terremoto nulla è cambiato. E ricordano i loro morti, “Ci specchiamo nell’amore dei vostri sorrisi attraverso i segni che ci lasciate ogni giorno”.

Roversi MG.