Sgombero migranti a Roma, il Prefetto: “Avevano ricevuto delle nuove case, non le hanno accettate”

Ci sono retroscena importanti sullo sfratto di Roma, che non tutti i giornali raccontano. Come quelli che stanno dietro al tanto chiacchierato sgombero di Roma, dove la polizia ha proceduto allo sfratto di centinaia di migranti (non tutti rifugiati) che si trovavano nel palazzo di Piazza Indipendenza.
Al di là degli indubbi momenti di tensione, che sono tipici di ogni sgombero, anche se non sempre c’è tutta questa attenzione su altre tipologie di sfratto, i giornali si sono guardati bene dal sottolineare il perché di questo sgombero.

La Questura ha spiegato chiaramente che lo sgombero è stato reso “urgente e necessario dopo il rifiuto da parte dei migranti di accettare una sistemazione alloggiativa offerta dal Comune di Roma, ma soprattutto per le informazioni di alto rischio pervenute, inerenti il possesso da parte degli occupanti di bombole di gas e bottiglie incendiarie”.
Quindi agli immigrati è stata offerta una nuova sistemazione,  anche se alcuni di essi hanno sostenuto di non aver mai ricevuto un’alternativa abitativa a quella abusiva. Inoltre il possesso di bombole di gas (una delle quali lanciate addosso alla polizia dal terzo piano dello stabile, rischiando di ammazzare qualcuno) era pericoloso. L’idrante, spiega la polizia, è stato usato ed “ha evitato che venissero accesi fuochi e liquidi infiammabili”.

Molti immigrati hanno reagito violentemente allo sgombero attaccando la polizia, e creando un mix di tensione e violenza.
La verità sugli scontri di Roma è amara. È amara perché fra le persone sgomberate c’erano davvero rifugiati politici: persone che meritano di essere accolte con dignità. Ma i rifugiati politici sono vittime, anche loro, di un sistema di accoglienza che fa acqua: accogliamo tutti, e non tuteliamo chi ha davvero bisogno. Le conseguenze son sotto gli occhi di tutti.

Roversi MG.