Il manuale del perfetto attentatore: come l’imam di Barcellona ha celato la sua radicalizzazione

Abdelbaki es Satty, l’imam della cellula di Barcellona che da anni predicava a Ripoll, era stato discepolo di Mohamed Mrabet, un macellaio barbuto di 48 anni di Vilanova i la Geltrú, sposato con Kdadija Virginia Pood, un’inglese colta e raffinata convertita all’Islam, di nobile famiglia e laureata all’università di Londra.

Mrabet di giorno presiedeva la moschea Al Furkan e di notte dirigeva un gruppo di Al Qaeda che si faceva chiamare “Los sin vicios de Occidente”.

Nell’abitazione del macellaio marocchino sono stati rinvenuti i documenti di Es Satty che, prima di morire a Alcanar, aveva manifestato l’intenzione di suicidarsi a Barcellona con una cintura esplosiva.

Ebbene dalla casa di Mrabet anni addietro erano passati molti volontari, andati a cercar la morte in Iraq e Afghanistan; come Belgacem Bellil, 31 anni, un algerino che uccise 28 persone con un camion bomba a Nassiriya, tra cui 19 soldati italiani.

Es Satty, allora discepolo del gruppo di Mrabet già radicalizzato, ha seguito gli insegnamenti del suo mentore alla lettera, registrati su una sorta di manuale, intitolato Takfir wal-Hijra (“Anatema ed Esilio”), un codice di condotta che ha consentito agli affiliati di passare inosservati per anni, contenente parole chiave e nomi fittizi per evitare di essere individuati

Come Mrabet, Es Satty era diventato il cervello, l’ “emir” della cellula, determinato a mettere in atto un attacco terroristico senza precedenti.

Nel suo passato ci sono legami con gli uomini condannati per la strage di Atocha, nel Marzo del 2004, ed altri coinvolti nell’attacco alla base italiana di Nassiriya; è lui il responsabile dell’indottrinamento della maggioranza dei giovani componenti della cellula jihadista che ha colpito a Barcellona e Cambrils.

MDM