Inferno libico: tre migranti raccontano il loro comune calvario

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:40

In un video realizzato da Fabio Butera e Filippo Marranconi, viene raccontato quello che è il calvario subito da molti dei migranti prima di imbarcarsi nelle acque libiche. E’ un racconto trasversale di tre voci accomunate dallo stesso tragico passato: lunghi mesi di violenze in una condizione di assoluta schiavitù.

Gli intervistati sono tre africani approdati sulle coste italiane nei mesi precedenti all’estate e ora assistiti all’interno del progetto OpenEurope di Oxfam, Borderline Sicilia e Diaconia Valdese. Uno degli intervistati racconta: “Si accanivano sui neri. Donne stuprate, uomini uccisi sotto i nostri occhi”. E aggiunge: “Una volta ci hanno bagnato e filmato per mandare il video all’Unione Europea per fargli credere che ci avevano soccorsi in mare. E ci minacciavano che se provavamo a parlare a quelli dell’Unione Europea ci avrebbero ammazzati, e così è successo ad un ragazzo sudanese, picchiato a morte per aver osato parlare. Avevano una divisa con su scritto U -N , e mi pare un fiore bianco”. Frase controversa che potrebbe identificare gli autori di questo atto con l’associazione UNHCR.

Un altro ex schiavo, mostrando le cicatrici,racconta: “Gli arabi ti colpiscono con ferri e Kalashnicov e non hai il diritto di parare il colpo, questo significa mostrare la tua forza. Perciò se lo fai colpiscono più forte finché non subisci e basta. Altre volte colpiscono con dei tubi del bagno, sporchi di escrementi”. In questi campi di concentramento improvvisati, costringono i prigionieri a lavori pesanti nutrendoli il minimo indispensabile e forzandoli a subire ogni tipo di sopruso, per poi costringerli a imbarcarsi e partire per l’Italia. “Gli conviene, i neri che tornano in Libia gli rovinano il business”.

M.Valentina Colasuonno