Iraq: il dramma degli orfani di guerra

Negli ultimi mesi, insieme alle autorità irachene e russe, la rivista “RT” sta conducendo la campagna “Portiamoli a casa”, incentrata sul ricongiungimento degli orfani di guerra di lingua russa con parenti lontani. Alcuni dei bambini, riconosciuti dai loro parenti dopo la raccolta e la pubblicazione di alcun foto, sono già stati mandati alle loro famiglie in Russia.

La battaglia contro l’ISIS in Iraq ha portato devastazione anche fra i civili, soprattutto bambini, che, rimasti orfani, si sono ritrovati a dover prendere decisioni critiche per la loro sopravvivenza, vivendo una realtà-incubo in cui hanno paura di morire.
Molti bambini iracheni hanno sopportato più spargimenti di sangue e agonie rispetto a molti adulti nel corso di una vita. Vivendo in ambienti violenti, sperimentano orrori come la distruzione delle loro case, la morte dei genitori, dei fratelli e degli amici. Con l’aiuto delle operazioni umanitarie alcuni di loro sono stati ricongiunti con lontani parenti, specialmente residenti in Russia, ma molti altri hanno affollato gli orfanotrofi, nel continuo bisogno di assistenza medica e psicologica.

“Quasi il 90 per cento dei bambini ha perso un membro della loro famiglia, è stato rapito o ucciso. Mentre fuggivano sono stati colpiti alle spalle o sono caduti in trappole esplosive” riferisce Aaram Shakaram, di Save The Children. “Noi li stiamo aiutando, ma certamente non abbiamo risorse sufficienti. I bambini sono quasi ovunque “, osserva ancora Shakaram. “Ma in definitiva, il sostegno viene dalla famiglia, dal governo e da quelli che sono i lontani parenti ritrovati. Una volta che li mettiamo in contatto con i bambini, tutti li vogliono accogliere e sostenere”.

M.Valentina Colasuonno