Lady D, mito mediatico sopravvalutato?

Molti personaggi celebri, sia per esigenze di spettacolo che per dettami “di corte” si ritrovano a cambiare aspetto, modo di parlare, atteggiamenti, fino a costruirsi quasi una nuova identità, tanto che se si va a scavare e recuperare foto sepolte qua e là di un’esistenza lontano dai riflettori, ci si ritrova di fronte a persone completamente diverse.

E’ più intrigante diventare target di paparazzi, giornalisti e curiosi quando la posta in gioco è alta, come nel caso della principessa Diana Spencer. La bellissima principessa inglese, Lady D, diventata icona di stile nonostante un passato da donna più che comune, è stata recentemente al centro di alcune riflessioni dal sapore canzonatorio, fra cui l’articolo di Fulvio Abbate apparso su “Linkiesta” è un esempio irriverente.

L’articolo punta a sdrammatizzare il mito mediatico pop di una semplice fan dei Duran Duran ascesa al potere, trasformatasi in cigno, diventata icona di stile per poi morire tragicamente in un incidente dalle circostanze controverse. Gli ingredienti del romanzo, insomma, ci sono tutti.
E così, l’articolo non solo passa in rassegna le fasi della vita di Diana a Buckingham Palace, forse troppo costruita, forse mai veritiera, ma ne sottolinea volutamente l’aspetto più melodrammatico, romanzando quella che è stata la storia d’amore più discussa d’Inghilterra. “Diana presentata a palazzo, Diana principessa triste… Diana bulimica, Carlo che torna ancora una volta da Camilla…” E ancora “Diana che chiama i fotografi, Diana che fornisce ai giornalisti ogni dettaglio per sputtanare la cordiale famiglia reale, Diana che si separa, le occhiaie di Diana…”.

Di fatto non sappiamo che futuro avrebbe avuto Diana in assenza di una fine così tragica. I più spietati la immaginano fuori dagli schemi reali. I più indulgenti non possono però rinunciare al ricordo affettuoso della “principessa triste”.

M.Valentina Colasuonno