Imprenditore non trova operai: “Alla sera esco, non posso venire alle 8”

Fecero scalpore, ormai quattro anni fa, le parole dell’allora ministro del lavoro Elsa Fornero che, parlando dei giovani italiani, gli affibbiò il termine ‘choosy’ (intendendo il fatto che, in molti casi, i giovani tricolore tendono ad evitare lavori umili. Cosa frattanto non vera, considerando i lavori che i nostri giovani fanno magari al di fuori dei confini nazionali).

A distanza di tempo, a parlare in termini analoghi è un imprenditore del nord est, Piercarlo Marcato, titolare di un’azienda metalmeccanica da 16 addetti in provincia di Padova.

Intervistato da ‘Leggo.it’, Marcato ha sottolineato come sia difficile trovare giovani pronti a lavorare in cantiere: “Certi mestieri i giovani non li vogliono più fare, non vogliono sporcarsi le mani. Ho fatto 15 colloqui d’assunzione, zero ragazzi disponibili. Uno mi ha addirittura detto: alla sera esco spesso , quindi non so se tutte le mattine potrei presentarmi alle 8. Trent’anni fa, quando ho iniziato io, nessuno si sarebbe sognato di dire una cosa del genere”.

Marcato ha quindi proseguito: “L’anno scorso mi sono trovato con la necessità di assumere due giovani ho suonato il campanello di tutti gli istituti professionali del Padovano facendomi dare l’elenco dei neo diplomati e li ho chiamati tutti. Su 130 se ne sono presentati 15. Ho fatto un colloquio e sono stato estremamente chiaro con loro: facciamo un lavoro particolare, di precisione. Vi assumerò come apprendista ma dovete fare la gavetta, dovete iniziare in officina. Quanto ci starete dipende da voi, poi potrete passare in ufficio tecnico”. “I ragazzi non hanno accettato la sfida. Forse hanno anche trovato altre realtà più grandi. Io mi sono demoralizzato e non ho cercato più ci siamo rimboccati le maniche, fatto straordinari ma abbiamo anche perso del lavoro”.

Ma perché questa difficoltà a trovare giovani disposti a “sporcarsi le mani”? Questa la spiegazione secondo l’imprenditore veneto: “I ragazzi preferiscono forse impieghi più d’ufficio e senza responsabilità. Hanno paura, sono timorosi. Ma io non posso stare fermo, devo andare avanti: se non troverò personale qualificato cercherò in tutte le maniere di automatizzare le lavorazioni”.

Aveva quindi ragione la Fornero? O si tratta di una situazione limitata ad un’area geografica (il Veneto) laddove magari l’emergenza lavorativa è meno forte?