La polizia avverte: “Niente smartphone fino a 12 anni e niente WhatsApp fino a 16”, ecco perché

Mai come in questi anni la tematica del bullismo è stata portata all’attenzione dell’opinione pubblica. Questo perché a causa delle recenti evoluzioni della pratica stessa, che ora si avvale anche delle nuove tecnologie come internet ed i social per diventare un’incubo senza fine portando gli adolescenti ad uno stato depressivo tale che può indurre al suicidio. Per spiegare in che modo la tecnologia e sopratutto gli smartphone abbiano influito sul bullismo ci avvaliamo delle dichiarazioni rilasciate ad una trasmissione radiofonica dall’Ispettrice capo del Corpo Nazionale di Polizia spagnolo Esther Aren Vidal, esperta nella lotta contro la violenza su minori e relative pratiche informatiche.

L’Ispettore capo fa notare come molte persone siano convinte che il bullismo sia lo stesso da sempre, ma lei controbatte dicendo: “No, adesso è una realtà completamente differente. Prima, con il bullismo scolastico c’erano delle prove, ti vedevano, c’erano dei testimoni. Ora, invece, avviene tutto attraverso la rete“. Il pericolo, spiega l’Ispettore Vidal, non giunge solamente dal cyberbullismo (pubblicazione di insulti o immagini che minano la privacy e la dignità di ragazzi e ragazze), ma anche del sexting (la pratica di mandare foto osé) e del grooming (ovvero la possibilità che un minore venga circuito da un adulto).

Le minacce che i ragazzini corrono su internet sono molteplici e spesso nell’età della crescita questi non sono in grado di fronteggiarle. Per questo motivo la Vidal spiega che sarebbe bene non fornite degli smartphone ai figli prima che abbiano compiuto 12 anni: “Gli esperti dicono che non si dovrebbe avere un cellulare prima di aver compiuto 12 anni, men che meno con una connessione internet. Per quanto riguarda WhatsApp non di dovrebbe avere prima dei 16 anni, lo affermano gli stessi curatori della app, ma questo non lo sa quasi nessuno“.

L’ultimo avvertimento che l’Ispettore capo rivolge ai genitori riguarda Instagram e l’abuso dei selfie da parte delle bambine di 10 anni: “A quell’età non sono in grado di capire che una volta pubblicata una foto si perde completamente il controllo su di essa”. Il pericolo in questo caso non sono i ragazzini che le utilizzano per vessare la bambina, ma i pedofili, i quali sottolinea la Vidal: “Vanno alla ricerca di foto di bambini, per esempio foto di bimbi in spiaggia, le stesse che pubblicano i genitori”.

F.S.

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