Battaglia per ricandidare Berlusconi; l’avvocato Longo: “difficilissima ma vale la pena combattere”

La battaglia è difficilissima ma vale la pena combatterla fino in fondo”, così l’avvocato Piero Longo in un’intervista al Corriere della Sera, parlando dell’udienza del prossimo 22 Novembre presso la Corte di Strasburgo – la corte europea dei diritti dell’uomo -, dove l‘ex premier Silvio Berlusconi ha presentato ricorso contro la legge Severino che prescrive l’incandidabilità dei cittadini che sono stati condannati.

Il processo riguarda la decadenza dalla carica di senatore della Repubblica al momento della condanna definitiva di Silvio Berlusconi, da parte della Corte di Cassazione, per frode fiscale nel processo Mediaset, nell’estate del 2013, e l’impossibilità dell’imputato di candidarsi alle elezioni europee fino al 2019.

Per avere la pubblicazione della sentenza bisognerà attendere i tempi estenuanti della burocrazia europea – ha spiegato il legale di Berlusconi – È improbabile che il tutto avvenga entro il mese di febbraio del 2018“.

Ancora: “c’è una ragione politica, non solo italiana, che regolerà i tempi: perché si tratta di stabilire se un leader europeo, un ex premier, ha avuto una decisione conforme alla legge oppure no. Non è semplice il quesito da sciogliere”.

Per emettere le sentenze la Corte impiega, di solito, tra i sei e i dieci mesi, per cui il verdetto su Berlusconi non arriverebbe prima di aprile 2018, in ogni caso dopo l’estate, pertanto il leader di Forza Italia sarebbe incandidabile anche per le elezioni di Maggio 2018.

Si sta puntando così sulla riabilitazione: “L’8 marzo del 2018 – ha spiegato Longo – scattano i tre anni dal momento in cui è stata espiata la pena […]. Se fosse riabilitato, Berlusconi sarebbe quindi candidabile, perché la Severino si applica ‘salvo che sia intervenuta la riabilitazione”.

Un’altra soluzione potrebbe essere la candidatura ‘con riserva’ in attesa di una pronuncia, in alternativa si potrebbe ricorrere al Tar nel caso l’Ufficio centrale elettorale dovesse cassare la candidatura di un Berlusconi non ancora non riabilitato.

Tuttavia, se pure la Grande Camera dovesse pronunciarsi a favore di Berlusconi, “per la riammissione in Senato sarà la stessa Aula a decidere se riconsiderare la sua decisione del 2013. E il Senato, in forza dell’autodichia, può decidere quello che crede. Fino a non applicare la sentenza di Strasburgo, pur rischiando un conflitto tra istituzioni sull’immediata esecuzione della stessa”.

MDM

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