Sparò per salvare un collega, carabiniere rischia 6 anni per ‘eccesso di legittima difesa’

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:55

Un’altra volta, il confine sottilissimo fra la legittima difesa e l’eccesso torna a far discutere. Il caso a cui facciamo riferimento è quello di Marco Pegoraro, maresciallo ed ex comandante della stazione di Carmignano di Sant’Urbano, a Padova. I fatti risalgono al 29 luglio del 2015: Pegoraro si era recato assieme al collega brigadiere Stefano Sarto a casa di Mauro Guerra, un culturista, per convincerlo a sottoporsi al Trattamento Sanitario Psichiatrico all’ospedale di Schiavona.

Il giovane, 30 anni e culturista da due metri per 100 kg di muscoli, all’inizio aveva detto che avrebbe acconsentito, dopo le lunghe trattative. Quando però deve salire in auto coi carabinieri, comincia a scappare. La corsa prosegue nei campi, il brigadiere Sarto lo insegue assieme al collega. Sarto è il primo a raggiungere Guerra, riesce a fermarlo e ad ammanettarlo, ma Guerra reagisce violentemente: comincia a tempestare di pugni il corpo ed il volto di Sarto, aiutandosi anche col ferro delle manette.

Pecoraro, temendo per la vita del collega, spara prima 3 colpi in aria e poi, vedendo che Guerra non si ferma, uno diretto al corpo del fuggitivo, che muore sul colpo.
Comincia la trafila giudiziaria: il militare eccepisce la legittima difesa, ma per il sostituto procuratore è omicidio volontario. Dopo l’interrogatorio, il procuratore cambia idea e modifica l’imputazione in eccesso colposo di legittima difesa. Secondo il procuratore, Pegoraro avrebbe potuto “neutralizzare la condotta violenta buttandosi su di lui, colpendolo con un calcio o con il calcio della pistola”. Intanto il maresciallo rischia sei anni di carcere: il processo inizierà il 28 gennaio presso il tribunale di Rovigo.

Roversi MG.

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