Parla il padre del killer di Noemi: “Picchiava mio figlio e lo esortava a ucciderci”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:24

Il padre di Lucio, il killer della giovane Noemi Durini, indagato per occultamento di cadavere, cerca di fornire delle attenuanti a questo macabro delitto: “Ho cercato in tutti i modi di aiutarlo mio figlio. È malato, l’ho visto cambiare di giorno in giorno, peggiorare da quando aveva conosciuto quella ragazza. Non mi hanno aiutato. Lo psichiatra mi aveva detto che avrebbe mandato uno psicologo per seguirlo invece non è arrivato nessuno“.

A dare scalpore sono state le sue dichiarazioni durante il suo intervento al programma televisivo ‘Chi l’ha visto?‘ in cui ha dichiarato che Noemi “era cresciuta per la strada, a mio figlio lo picchiava e lo esortava a ucciderci. Per colpa sua ha avuto tre Tso“.

In realtà il giovane 17enne era in cura al dipartimento di salute mentale di Galliano per un disturbo di personalità schizoide con tendenza all’aggressività dal Gennaio scorso. Aveva tendenze suicide e faceva largo utilizzo di alcool e droghe che, nella sua condizioni, sono ancora più deleterie.

A Specchia, il comune di appena 5.000 abitanti in provincia di Lecce, era nato un comitato spontaneo inteso a rendere omaggio in pompa magna alla giovane ragazza uccisa; la risposta della madre Imma però, è stata lapidaria “No a tutto. Non voglio fiori, non voglio sfilate e banda. Voglio solo che mi portino la bara a casa per un ultimo saluto, io e lei, con la nostra famiglia e basta. E poi dritti in chiesa. Dove nessuno deve neppure gridare, perché se no griderò io, con il dolore che provo, ci manca pure che qualcuno faccia lo show“.

Il comune dal canto suo ha deciso di stanziare dei soldi per un buon avvocato e si costituirà parte civile.

Mario Barba

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