L’ISIS è stato sconfitto? E’ ancora presto per dirlo

Al Forum ‘La situazione attuale in Iraq e nell’area del Medio Oriente allargato’, organizzato dall’ANSA e dal Centro Studi Internazionali, che ha visto la partecipazione dei direttori degli affari politici del ministero degli esteri di Baghdad, Haider al-Barak, e del centro studi strategici dell’università di Kerbala, Khaled Olewiwi Jiad; di Massimo Artini, vicepresidente della commissione Difesa della Camera e di Lucio Malan, della commissione Esteri del Senato, si è discusso ieri della sconfitta militare dell’ISIS in Iraq.

Con la capitolazione di Mosul – il luogo in cui al Baghdadi proclamò nel 2014 la nascita del Califfato – il sedicente Stato Islamico di fatto avrebbe cessato di esistere ma, secondo gli esperti italiani e iracheni presenti al meeting, sarebbe ancora presto per cantare vittoria.

Infatti, la disfatta dell’Isis non comprometterà affatto la capacità dei terroristi di compiere attentati, in quanto nuove generazioni di jihadisti sarebbero pronti ad evolversi, reinventarsi, rinforzarsi, penetrando nella società attraverso i social; i ‘foreign fighters’ faranno rientro in patria per organizzare azioni devastanti in tutta Europa.

Ogni volta che al Qaeda sembrava destinata a fallire, ha effettivamente recuperato ed è tornato più forte”, spiegava Ali Soufan, ex agente FBI esperto di terrorismo, nel libro ‘The Anatomy of Terror’.

Basti pensare che, dopo il fallimento di Al Qaeda, il califfo Abu Bakr al-Baghdadi, nel giro di un anno, era riuscito a reclutare 30000 miliziani rinforzando il suo gruppo.

C’è quindi ancora profonda incertezza sul futuro dell’Iraq, in quanto lo Stato islamico, pur avendo perso il suo controllo su uno stato, potrà continuare a esistere come gruppo terroristico, insieme agli altri gruppi jihadisti attualmente esistenti.

MDM