Sindone, la scoperta: “Sangue di un uomo che è stato torturato”. Ma è scontro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:39

Il sangue della Sindone, il celebre telo conservato a Torino e che moltissimi fedeli in tutto il mondo riconoscono come il panno che avvolse il corpo di Gesù Cristo, apparterrebbe ad un uomo “che è stato torturato prima di morire”. Esattamente come il Messia, che subì numerose torture prima di essere condannato a morire sulla Croce.

A riferirlo è la rivista scientifica Applied Spectroscopy, che avrebbe individuato una sostanza legata alla degradazione del sangue. Tale sostanza, chiamata biliverdina, è stata identificata tra le fibre della Sindone grazie alla tecnica della spettroscopia Raman, capace di riconoscere la struttura delle molecole come fosse una sorta di impronta digitale.

Come spiega Giulio Fanti del dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Padova al “Secolo XIX”, “è un trauma a produrre la biliverdina come degradazione dell’emoglobina nel sangue e la creatinina con ferritina risulta dalla degradazione delle fibre muscolari”.

Pertanto, stando alla ricerca, l’uomo della Sindone avrebbe subito una morte molto dolorosa, dovuto appunto a delle torture. Ma la tesi viene subito smentita da monsignor Giuseppe Ghiberti e il professor Bruno Barberis, due tra i massimi “sindonologi” al mondo. Per i due studiosi, Fanti non può dimostrare la provenienza dei frammenti di lino sui quali è stata condotta la ricerca.

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