Massone e pentito della ‘ndrangheta confessa: “Logge e mafia si aiutano”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:36

A marzo scorso la presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, l’onorevole Rosy Bindi, ha richiesto ai gran maestri delle logge massoniche italiane le liste degli iscritti al fine di controllare che tra le file di queste non ci fossero esponenti delle mafie. La richiesta è stata rifiutata e l’onorevole Bindi è stata costretta a richiedere il sequestro delle liste d’iscritti.

Non è chiaro quali siano state le prove che hanno condotto la commissione antimafia a sospettare di collusione le logge massoniche ma la Bindi assicura, durante un’intervista rilasciata a ‘Presadiretta‘, che i dubbi sono legittimi: “Le conclusioni cui siamo giunti non sono definitive ma i primi risultati del nostro lavoro dimostrano che fra i nominativi degli iscritti di alcune logge della Calabria e della Sicilia vi sono alcuni condannati in via definitiva per 416 bis, quindi per associazione mafiosa, e un numero considerevole di situazioni giudiziarie in itinere di imputati rinviati a giudizio sia per reati di mafia, sia per quelli che comunemente chiamiamo reati spia, ovvero comportamenti mafiosi o comunque di collusione con la mafia”.

Le dichiarazioni del presidente della commissione antimafia hanno spinto i giornalisti di ‘Presadiretta’ ha continuare le indagini sul rapporto mafia-massoneria. Queste hanno condotto ad un clamoroso risultato quando Cosimo Virgiglio, imprenditore, massone di alto livello e pentito della ‘ndrangheta, ha accettato di offrire la propria testimonianza. Il pentito spiega di aver fatto parte di differenti logge massoniche, una delle quali era segreta, in questa, dice Virgiglio, c’era: “L’accorpamento del vero potere. C’erano Capi di Stato, esponenti del governo, alcuni dei quali ancora in carica”.

Continuando a parlare della loggia segreta, il massone spiega che l’obbiettivo unico era il potere e che per raggiungerlo non esistevano compromessi inaccettabile, come il rapporto con la ‘ndrangheta. L’intervistatrice chiede a Virgiglio di che tipo di rapporto si trattasse e questo spiega che si trattava di uno scambio di favori: “Per la ‘ndrangheta si gestivano proventi illeciti, si faceva riciclaggio insomma. Una nostra missione era inoltre quella di accorpare sempre più avvocati, perché gli avvocati avevano i rapporti con i magistrati, e se un ‘ndranghetista ha bisogno di aggiustare un processo non può andare a parlare direttamente con un magistrato“.

A questo punto non restava che capire se la loggia segreta avesse relazioni con quelle ufficiali, la risposta di Virgiglio a questo quesito non lascia adito a dubbi: “C’è un riconoscimento universale, ogni massone non può rifiutare il riconoscimento di un altro massone. E’ inutile distinguere tra massoneria riconosciuta e non, con questa super loggia i maestri venerabili avevano grossi interscambi culturali. Diciamo così, culturali”.

F.S.

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