In Libano per la pace: 120 donne in bici attraverso i pregiudizi e la guerra

Si chiama “Follow the women, women for peace”, l’encomiabile iniziativa messa in atto da una donna inglese, Detta Regan, per combattere i pregiudizi e sconfiggere la paura della guerra.

Una marcia in bicicletta di 50 chilometri, da Tripoli (seconda città libanese dopo Beirut) a Biblos. Alla chiamata hanno risposto in 120 donne, provenienti da 16 paesi diversi. Tutte unite dall’intento di non farsi mettere all’angolo dalla paura della guerra, dall’insicurezza nata in questi giorni di perpetui conflitti.  “La mia pazza idea era di portare le donne di tutto il mondo a pedalare in Libano, Siria, Giordania, Territori occupati della Palestina perché potessero vedere con i loro occhi, vivere e raccontare una volta tornate, perché solo così si vincono i pregiudizi, solo così può nascere il dialogo”, racconta l’organizzatrice. “Per venire qui- ha proseguito nel discorso d’apertura- c’è voluto coraggio. Tutte voi siete state coraggiose. Avete resistito a quelli che vi dicevano di non venire perché era pericoloso, perché c’era la guerra”. L’itinerario, purtroppo, è stato ridotto al solo Libano e limitatamente ad una settimana. Troppo rischioso, azzardarsi  in territori nei quali vige la guerra che non risparmia nessuno. Sui tetti dell’hotel dove risiedono queste donne staziona l’esercito a difesa della loro incolumità: “L’albergo che vi ospita era vuoto, perché la guerra ha prodotto prima di tutto crisi economica e crisi del turismo. Per il turismo ci vuole la pace- dice Jawab Sbeity, il manafer di “Beirut by bike. Musulmano, moglie cristiana, incarna la speranza di una possibile comprensione fra confessioni differenti. “Dio vi benedica”, conclude. La strada, dunque, è ancora tutta da compiere e c’è bisogno di buona volontà.

G.c.