Stupro di Marechiaro. Il gip conferma: “Aggressori andranno in comunità”

Dovranno andare in una comunità di recupero, tre dei cinque minorenni protagonisti della terribile vicenda di stupro accaduta in località Marechiaro, nel napoletano.

I giovani,identificati dalla vittima 15enne dopo una lunga ricerca avviata tramite Facebook, sono adesso a processo con l’accusa di violenza sessuale di gruppo. Due di loro, per la precisione, sono figli di un famiglie conosciute nell’ambito dei clan camorristici radicati nella zona Vasto – Arenaccia. Forse è per questo, sospettano gli inquirenti, che la giovane ha cercato in tutti i modi di scagionarli dalle accuse: “Non hanno fatto niente, erano lì, si sono limitati a guardare”, ha detto più volte.

Non sufficientemente incolpevoli però, secondo il gip Angela Draetta, che ha deciso della loro reclusione in comunità. In attesa dello sviluppo ulteriore delle indagini, si è comunque riusciti a ricostruire il quadro complessivo della vicenda. La ragazzina era in compagnia del proprio fidanzato, quella sera, ed i due si erano appartati lontano da occhi indiscreti. Ad un tratto l’aggressione. Cinque coetanei li raggiungono ed intimano all’accompagnatore della ragazza di allontanarsi se non voleva avere conseguenze. Rimasti soli con la giovane, come racconta lei stessa, le dissero che “era inutile opporre resistenza”. A quel punto, continua la ragazza “ho avuto paura, mi sono arresa e ho detto di fare quello che volevano, purchè poi mi lasciassero andare”. E su questo punto, batte la linea dell’avvocato difensore dei ragazzi. Il gip, al momento, ha messo nero su bianco la propria interpretazione dei fatti: “Impossibile qualsiasi malinteso, perché con nessuno degli aggressori c’era un rapporto pregresso.  Annichilita, disorientata, appare normale che abbia detto ai suoi aguzzini di fare ciò che volevano a violenza avviata, purché la lasciassero andare. Non ci possono essere dubbi – conclude- sull’atto di violenza”.

Giuseppe Caretta