Parla una delle ragazzine stuprate dall’istruttore di karate: ‘quell’uomo mi ha rovinata’

“Quell’uomo mi ha rovinata”. Parole shoccanti quelle di Francesca (Nome di fantasia), una delle ragazzine minorenni vittime dell’istruttore di karate 43enne, accusato di stupro e violenza su minori. E’ un drammatico raccontto quello della giovane, fatto nel corso di un’intervista al Corriere della Sera, spiegando che riuscire a trovare la forza per denunciare l’uomo che ha abusato di lei e di altre ragazze non è stato facile. Un percorso “difficile e doloroso – sottolinea la ragazzina – iniziato a gennaio
Soltanto a dicembre dell’ anno scorso ho smesso di frequentare quella palestra dell’orrore e ho trovato il coraggio di parlare e di denunciare: prima confidandomi con il mio fidanzato, poi con la mia famiglia, quindi con una psicologa e con la onlus Prometeo per la lotta alla pedofilia, infine raccontando tutto alla magistratura”. La decisione è scaturita da un episodio in particolare: “L’ho visto – racconta Francesca – appartarsi con una ragazzina, anche lei minorenne. E allora mi sono detta: non deve fare ad altre ciò che ha fatto a me: quell’ uomo mi ha rovinata. Va fermato. L’ ultima sua vittima aveva 15 anni, ci assomigliavamo sia fisicamente che psicologicamente. Ho iniziato a dirmi: cosa sta succedendo? Ho cominciato a rendermi conto, a ricordare. Il cammino è stato difficile, ero titubante. Poi tutte queste persone mi hanno convita ad andare dai magistrati”. Stando alle parole della giovane, l’istruttore aveva molta confidenza con lei e con diverse altre ragazze che frequentavano la palestra: “Inizialmente ti faceva sentire più forte e più bella, poi diventava morboso”. “Persone così ti fanno sentire speciale, sostituiscono i genitori, ti allontanano da loro e dagli amici, giocano sui sensi di colpa. Se uscivo con gli amici, me lo faceva pesare”.

Gli abusi sono iniziati dopo pochi mesi: “Ci siamo conosciuti quando avevo dodici anni, abbiamo avuto i primi rapporti quando ne avevo tredici e sono andati avanti fino a diciassette. Con me e le altre ragazzine usava tecniche di manipolazione raffinata, a ognuna faceva credere che era innamorato, diceva che si era separato dalla moglie. Era abile e pericoloso: anche quando ha smesso di abusare di me ha mantenuto un rapporto di amicizia, davo una mano in palestra. Solo nel dicembre scorso mi sono staccata da quell’ ambiente”. La giovane ha spiegato di aver avuto buchi temporali quando provava a ricordare e che le venivano “crisi pesanti”. Poi all’improvviso i ricordi riaffioravano, anche attraverso i sogni o una foto, “era come un puzzle, ricostruito con lentezza”. L’istruttore le ha parlato, un giorno, di un’altra ragazzina della palestra, dicendole di essersi innamorato della quindicenne.

Oggi Francesca convive faticosamente con il dolore a causa di diversi momenti di debolezza e con lei anche i genitori che vivono un forte senso di colpa ma, spiega, “spero che insieme sapremo recuperare”. La ragazza non ha intenzione di lasciarsi abbattere: “Dopo aver denunciato ho ricominciato a vivere. Sono sempre stata positiva. Non voglio essere quella che si piange addosso, non voglio far pesare la mia storia. Voglio invece aiutare altre ragazze come me, dopo il processo. Sarà il mio impegno”.

Daniele Orlandi