Bologna, collettivo universitario impedisce convegno su Siria. Il giornalista: “Balordi violenti”

Ennesimo atto di prepotenza da parte del Collettivo Universitario Autonomo di Bologna che ieri ha occupato le aule del dipartimento di Giurisprudenza dove avrebbe dovuto svolgersi un convegno sulla guerra in Siria.
Secondo il sedicente collettivo, il convegno era ‘fascista’. Abbiamo quindi cercato di capire che di cosa si trattasse, ed abbiamo scoperto che il convegno sarebbe stato sulla Guerra in Siria, affrontato da esperti di geopolitica e giornalisti e reporter che in Siria ci sono stati veramente, come Sebastiano Caputo, o come Claudio Mutti, giornalista presso Eurasia, rivista di studi geopolitici.

Il collettivo ha avuto l’ardire di chiamare il convegno ‘fascista’ perché “Se si deve parlare di Siria si deve parlare della rivoluzione in Rojava”. Il giornalista Sebastiano Caputo ha risposto per le rime sul suo blog: “Primo. Il partito comunista siriano è alleato con Assad, io ho intervistato il segretario a Damasco, mentre tu sventolavi bandiere con la falce e il martello fuori dall’università. Secondo. In alcune zone l’esercito siriano collabora con i combattenti curdi contro i gruppi jihadisti. Terzo. Il Rojava, che idealizzi esoticamente ma non sai che è conteso da diversi clan, non vuole essere indipendente bensì una regione autonoma all’interno della nazione siriana” ha scritto parlando direttamente ai “Piccoli occidentalisti borghesi”, come ha chiamato il collettivo.

Duro anche il consigliere regionale di Forza Italia Galezzao Bignami, che ha detto che  “Si tratta di un fatto estremamente grave, che dimostra come Bologna e l’Università siano ostaggio di una banda di cialtroni coccolati dalle istituzioni più preoccupate di non fare arrabbiare i loro cucciolotti ammaestrati piuttosto che garantire la legalità, il confronto democratico, il dialogo”.
“Quando si legittimano fatti di questo tipo è poi inutile ipocritamente piangere per le aggressioni fisiche subite anche da illustri docenti dell’Alma Mater o chiedere che si abbassino i toni. Se ci fosse un po’ di decenza l’Università avrebbe offerto una soluzione alternativa agli studenti di AU o almeno avrebbe chiesto scusa agli stessi. Non ha fatto né l’uno né l’altro. A dimostrazione della contiguità ideologica e del servilismo politico che connota i vertici dell’Ateneo”.

Roversi MG.